Rimborsi IVA auto: domande entro il 15 aprile 2007

RIMBORSI IVA AUTO: DOMANDE ENTRO IL 15 APRILE 2007.

di Giorgio Di Dio – Isola di Procida

Nel mio precedente articolo (L’auto: a chi la intesto?) ho parlato della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 14 settembre 2006, che ha riconosciuto ad imprese e professionisti il diritto alla detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti di autovetture e relativi costi di gestione. Per ammorbidire gli effetti della sentenza il Governo, con il decreto legge 15 settembre 2006 n. 258, ha ridotto la deducibilità dei costi delle autovetture ai fini delle imposte dirette (Irpef-Ires). La sentenza, coordinata con il decreto del Governo ha dato luogo ad un nuovo regime di indeducibilità, esplicato nella tabella allegata al mio precedente articolo. Dalla detta tabella si evince che:
per le imprese, la deducibilità è passata dal 50% all’indeducibilità totale, con decorrenza già dal 2006;
per i professionisti, è passata dal 50 al 25%;
per gli agenti e rappresentanti di commercio, per gli agenti assicurativi ed i promotori finanziari è rimasta invariata.
Resta, comunque, il fatto che imprese e professionisti (ma non gli agenti di commercio, i promotori finanziarie gli agenti di assicurazione) possono chiedere il rimborso dell’Iva assolta sui costi delle autovetture entro il prossimo 15 aprile.

La domanda di rimborso deve essere presentata entro il 15 aprile 2007 (anzi entro il 16, visto che il 15 è domenica) esclusivamente in via telematica, direttamente o avvalendosi di un intermediario abilitato.

Il rimborso riguarda le spese sostenute dal 1° gennaio 2003 al 13 settembre 2006 per acquisto diretto, leasing e noleggio di autovetture, ciclomotori, motocicli e delle relative spese per carburanti e lubrificanti, manutenzioni e riparazioni, impiego, custodia.
Il rimborso può essere chiesto in due modi:
1. con una percentuale forfetaria (generalmente il 40%),
2.documentando in modo analitico le spese sostenute e la percentuale di utilizzo dei mezzi
Il metodo forfetario riconosce una detrazione dell’Iva nelle misure del:
– 35% per le attività di agricoltura, caccia, pesca, silvicoltura e piscicoltura;
– 40% per le altre attività.
Dalle percentuali di cui sopra devono essere detratte
-l’Iva già detratta al momento dell’acquisto,
– le imposte dirette e l’Irap risparmiate per effetto della deduzione del costo.

L’Iva che bisogna detrarre corrisponde al 10% per i periodi d’imposta dal 2000 al 2005 e del 15% per il 2006. Quindi l’Iva da chiedere a rimborso sarà pari alla differenza fra il 40% o 35% calcolato a forfait e la detrazione del 10 o del 15%, di cui a suo tempo si è usufruito.
Determinata l’IVA da chiedere a rimborso, da questa, bisognerà recuperare le imposte sui redditi a suo tempo risparmiate: Irpef, Irpeg/Ires, Irap, addizionali comunali e regionali, oltre al recupero di eventuali agevolazioni correlate all’acquisto dell’autovettura.
Cosa succede, però, se prima del 13 settembre 2006 il contribuente ha rivenduto l’auto? In questo caso, non conviene chiedere il rimborso perchè l’Agenzia delle Entrate ritiene che l’Iva sulla vendita debba essere corrisposta sull’intero corrispettivo fatturato.

In parole povere, il contribuente:
detrae l’Iva sull’acquisto nella misura del 40%
– se rivende l’auto, deve applicarla sul 100% dell’imponibile.

E’ evidente che in questo caso non ci sarà alcuna convenienza a chiedere il rimborso ( perché se non richiede il rimborso la vendita dell’auto sarà fatturata con la stessa percentuale di IVA a suo tempo detratta). Quindi, in questo caso, se il contribuente chiede il rimborso, ci va a rimettere. Inoltre non è specificato da nessun parte come dovranno comportarsi coloro che vendono l’auto dopo avere chiesto il rimborso sull’acquisto.

E’ evidente che la presentazione della richiesta di rimborso sarà conveniente solo a determinate condizioni. E’ evidente ancora che la procedura è veramente farraginosa e complessa, con notevoli complicazioni e perdite di tempo per i professionisti che dovranno predisporre le richieste. E’ ancora più evidente che, salvo che non ci ritrovi di fronte ad ingenti importi da recuperare, non ci sarà alcuna convenienza ad affrontare tale procedura che, considerati anche i costi professionali, darebbe vantaggi talmente minimi da far sì che non ne vale la pena. E’, a questo punto, non solo evidente, ma di elementare intuizione, che la gran parte della maggiore IVA pagata resterà allo stato.

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