Tutti al Bar…..

In un rapporto della Fipe-Confcommercio nell’ambito del Cibus di Roma 2007 si mette in evidenza come, a fronte di aumento dei consumi alimentari fuori casa, è aumentato a dismisura anche il numero delle attività commerciali legate alla ristorazione creando così un’estrema “polverizzazione del settore” e determinando una scarsa capacità concorrenziale del sistema, strategico per lo sviluppo turistico dell’Italia.
Una offerta così alta, difficile da mantenere, (molto alti infatti sono i numeri sia delle nuove attività, dei cambi di gestione, sia delle cessazioni di attività) porta l’intero settore verso livelli qualitativi più bassi a discapito sia dei consumatori che di tutti gli operatori impegnati che vedono il proprio lavoro compromesso.
Qui nel dettaglio riproduciamo il comunicato del Fipe-Confcommercio:

Fipe: Italia “patria” dei bar

Secondo la mappa delle densità di pubblici esercizi presentata dalla Fipe-Confcommercio, nell’ambito di Cibus Roma 2007, in Italia vi è un bar ogni 375 abitanti. Il rapporto più alto in Europa, ad eccezione della Grecia. la media Ue è di 2 bar e 1,4 ristoranti ogni 1.000 abitanti; in Italia si arriva invece a 2,7 bar e 1,7 ristoranti. Le regioni con maggiore intensità di pubblici esercizi sono la Liguria e la Toscana, mentre all’altra lato della classifica si situano Sicilia e Puglia. “I dati – ha spiegato Luciano Sbraga, dell’Ufficio Studi della Federazione italiana pubblici esercizi – sono la dimostrazione della grave polverizzazione del settore: ogni anno nascono 3-3500 nuovi esercizi e 15-20.000 cambiano gestione“. “E’ segno di grande fragilità – ha affermato Sbraga – il settore cresce anche se la domanda è ferma: vi è un rischio reale di corto circuito“. Secondo l’indagine Fipe, nella penisola si contano 155.609 bar e 98.641 ristoranti: vale a dire un esercizio ogni 225 abitanti. In un comune medio di 7 mila abitanti, si arriva a 19 bar e 12 ristoranti. La produttività (cioè il valore aggiunto per addetto) e’ in lieve ripresa, ma resta ancora sotto i livelli del 2000. “Dopo un quinquennio di rallentamento, il fatturato sta lievemente crescendo: nel 2006 – ha osservato Edi Sommariva, direttore generale della Fipe – si è registrata una crescita del 2% e il 2007 dovrebbe andare ancora meglio“. La concorrenza è però minacciosa. I consumi alimentari fuori casa continuano infatti ad aumentare, ma parallelamente cresce il ruolo di pizzerie a taglio, agriturismi, circoli, distributori automatici, panetterie etc: il 61% del mercato alimentare fuori casa resta appannaggio dei pubblici esercizi, ma il 39% va all’extra canale, che segue però regole diverse e meno rigide. Il rischio di questa tendenza è, secondo la Fipe, un degrado qualitativo di cui faranno le spese i consumatori italiani. “La ristorazione e’ importantissima per l’immagine dell’Italia, il turismo e lo sviluppo della produzione tipica locale – ha osservato Sommariva – serve un progetto di sviluppo strategico, che punti sulle tipicita’ regionali e alla formazione per l’accoglienza. Noi siamo pronti, ma il mondo politico deve darci una mano“.

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