La svolta dei commercianti può risvegliare le coscienze?

Fonte: ProcidaMia

di Antonio Carannante

Da questo sito si è appresa, ufficialmente, la crisi commerciale-turistica in cui versa Procida. Addirittura si è appreso di un trend negativo del turismo e commercio locale in clamorosa controtendenza non solo rispetto le altre isole del golfo, ma rispetto l’intera regione. Di questi giorni è anche la notizia di un evento che non può passare inosservato: decine di operatori commerciali e turistici hanno chiesto, e ottenuto, un confronto diretto con la locale amministrazione.
A ben pensarci una mobilitazione così compatta, specie per una categoria tradizionalmente molto variegata come quella dei commercianti, costituisce un evento così raro nella storia della nostra comunità e una sorta (azzarderei) di risveglio di coscienza sociale che non può non essere degno di nota.

Dunque, cosa si muove nella mite Procida? Cosa reclamano gli operatori in maniera così compatta e decisa? Riportano numeri allarmanti. Reclamano, forse per la prima volta, la necessità di sviluppare un “prodotto Procida”, chiedono (riesumando una certa terminologia) di fare “sistema. Bene. Andiamo per ordine. Lasciando ad altri l’analisi strettamente tecnica di tale crisi, credo che in tale evento si possano individuare due circostanze essenziali che devono far riflettere:

a) l’impellente esigenze di veder assicurata una corretta cd. “ordinaria amministrazione” della cosa pubblica;
b) la manifestazione di volontà di essere parte attiva in talune scelte dell’amministrazione.

Non è poco. Anzi. Primo dato. Gli operatori del settore in prima istanza non chiedono grandi cose. Chiedono solo la tutela della normalità. Provo ad elencare:

  • cura costante dell’arredo urbano;
  • vigilanza ferrea sullo scarico dei rifiuti;
  • regolamentazione del traffico con incentivi al mancato utilizzo di veicoli (e non solo divieti radicali in brevi periodi all’anno);
  • cura costante del verde pubblico e dei monumenti ecc.

Banale? Semplicistico? Non credo, specie alla luce degli ultimi fatti e di quello che ci circonda. A questo punto verrebbe da chiedersi perché un’amministrazione finisce col trascurare o comunque a non porre la dovuta attenzione a cose comuni che dovrebbero invece rientrare, per l’appunto, nell’ordinario?
Da un certo punto di vista si ha l’impressione che (forse in armonia con questo nostro tempo dominato dall’immagine), attualmente, tutto ciò che rientra nell’ “ordinario” abbia scarsa considerazione da parte della classe politica, come se quest’ultima si sentisse pienamente “realizzata” solo attraverso la realizzazione di grandi opere e di grandi eventi.
Non è così. Le grandi opere e i grandi eventi hanno un reale senso se programmate nell’ambito di un unico progetto più ampio, altrimenti rappresentano cattedrali nel deserto, delle attività estemporanee che non procurano un reale ritorno economico alla comunità eccetto per coloro che verranno eventualmente assunti (e a questo punto verrebbe poi da chiedersi: ma quanti dovrebbero poi essere gli assunti?).

Ma, anche se non fosse così, appare banale ribadire che un’ordinaria amministrazione, compiuta in maniera efficiente, in ogni caso assicura una dignitosa vivibilità, ancor più in una località che si atteggia a turistica come Procida.
A ciò occorre aggiungere la ricaduta sociale che simili attività hanno sull’intera comunità. La tutela, o meglio la cura e l’attenzione verso ciò che rappresenta la cosa pubblica, garantisce la dignità del cittadino in quanto tale, stimola il suo sentirsi parte di una comunità e ne alimenta il senso civico (specie verso i più giovani). E la consapevolezza di tutto ciò non è l’essenza di una “cultura” dell’amministrare? L’economia, la tutela del territorio, il turismo, il buon funzionamento delle istituzioni, l’attenzione verso i giovani in maniera stimolante, devono rientrare in un’unica ottica, in un unico progetto, altrimenti non si va da nessuna parte. E cosa è tutto questo se non politica nella sua accezione più nobile?

Seconda osservazione. Quando dei cittadini (numerosi) in un bel mattino di inizio estate decidono di andare in comune per dichiarare di voler partecipare a talune scelte amministrative, beh, qualcosa, credo, vuol dire che si stia muovendo. Nel senso che siamo in presenza di cittadini che, forse (anche se spinti inizialmente da interessi di categoria) iniziano a ragionare in termini collettivi in un epoca in cui questa parola sembra dimenticata. E il tutto è ancor più sintomatico in un settore come quello commerciale e turistico che, a Procida, è sempre stato contrassegnato da forti individualismi e che invece oggi, improvvisamente (v. crisi) sembra prendere coscienza della necessità di muoversi invece in maniera omogenea e di interagire con l’amministrazione.
Forse questo è andato ad anticipare un qualcosa che l’amministrazione avrebbe dovuto meglio stimolare o cercare di per sè, ovvero è andato a colmare una lacuna dovuta a chissà quali motivi che hanno impedito alla classe dirigente di giungere da sola a un simile risultato. Ebbene, tutto questo oggi non può che far percepire l’esiguità, o perlomeno, come ci auguriamo, la scarsa visibilità di una certa programmazione politico-economica.
Finita l’epoca in cui il forte risparmio dei marittimi costituiva una riserva di ricchezza che forniva grande stabilità al paese (e questo ce lo diciamo da anni…), urge oggi un piano politico economico che affronti in maniera scientifica e ragionata le esigenze della nostra comunità, ma senza compartimenti stagni e sempre con una consapevolezza di carattere sociale.
A ciò si aggiunga un bilancio comunale asfittico (senza grandi vie di uscita se non tramite scelte radicali), una macchina comunale abnorme, le società partecipate, continua vendita di beni comunali e le conseguenze vengono da sole.

Mi sbaglierò, ma se ciò non avverrà, si corre il rischio di assistere solo ad una serie di iniziative fortemente autonome, tutte slegate tra loro, che porteranno sì benefici, ma forse essenzialmente a chi sarà coinvolto in prima persona e senza diventare volano virtuoso dell’isola. Se quindi le cose stanno così i reclami dei commercianti sono segnali che chi oggi amministra non può ignorare, possono essere l’inizio di un nuovo corso, ma ad una condizione: che non ci si arrocchi per principio, o che si dica di cambiare affinché nulla cambi, perché allora sarà un lento e inesorabile declino.

Partiamo dal basso, per poi giungere anche al tempo delle scelte virtuose, di quelle che indichino la strada da seguire a una comunità che oggi vive una profonda crisi sociale (v. droga) e d’identità. La politica è una forma alta di cultura, è capacità e volontà di programmare creando sinergie avendo presente sempre un quadro d’insieme, di proporre e sottoporsi alla pubblica opinione, senza illusioni, perché la gente è sempre più intelligente di quanto si possa immaginare. Ecco, forse abbiamo bisogno solo di questo, il resto lo lasciamo ad altri.

Antonio Carannante

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3 thoughts on “La svolta dei commercianti può risvegliare le coscienze?

  1. OGGETTO:L’AMMINISTRAZIONE, E NON SOLO STANNO A GUARDARE !
    DIFRONTE ALLE STRADE SPORCHE ,E AL DISSERVIZIO NELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI LA NOSTRA CARA AMMINISTRAZIONE ED LA POLIZIA MUNICIPALE STANNO A GUARDARE SENZA NESSUN TIPO DI PROVVEDIMENTO NE REGOLE NE INTERESSAMENTO.IMMONDIZIA LASCIATA PER LE STRADE A QUALSIASI ORA ED IN QUALSIASI MODO,SANNO CHE I LORO SUDDITI ANCORA UNA VOLTA “ACCOSCIERANNO”.
    ASSUMIAMO ALTRI DIPENDENTI ALTRI CONSIGLIERI TANTO POI CHI LI PAGA SE NON IL SUDDITO PROCIDANO.
    PERCHE’ LA SEPA SE NON SA GESTIRE IL SERVIZIO NON CEDE IL POSTO AD ALTRA ORGANIZZAZIONE.
    E L’OPPOSIZIONE DOVE’???
    UN PO’ DI ANNI FA LE STRADE DELL’ISOLA ,CON LE VECCHIE AMMINISTRAZIONI,E CON POCO PIU’ DI DIECI DIPENDENTI NELLA NETTEZZA URBANA,ERANO PULITISSIME ,ORA CON PIU’DI NOVANTA DIPENDENTI E CON ALTRETTANTI CONSIGLIERI E BUROCRATI , PAGANDO FIOR DI SOLDONI,LE STRADE FANNO SCHIFO COSI COME PURE LE SPIAGGIE .
    ATTENZIONE TURISTI SIETE AVVERTITI.!!!!

  2. Bello lo scritto dell’avv.carannante,bella anche la definizione di “cattedrali nel deserto” in riferimento alle grandi opere che questa amministrazione… sta portando avanti (sic)( c’è bisogno di assumere per aumentare la clientela!!!! ).Credo che sia arrivato il momento di svegliarsi ( e mi rivolgo alla società civile….esiste ancora? )Procida sta morendo e noi la lasciamo morire.Mi è venuto quasi da piangere quando,durante la mia ora di corsa mattutina, mi sono imbattuta, sul”belvedere” di Callia, in un ‘alba fantasmagorica di fronte a me e in due topi e un cumulo enorme di spazzatura alle mie spalle.Il contrasto è stato così stridente che …giuro, per poco non ho pianto di rabbia, di sconforto, di avvilimento. Sicuramente la presenza numerosa e compatta degli operatori turistici e dei commercianti dell’isola è un dato incoraggiante su cui riflettere, anche considerando che difficilmente il procidano tende ad associarsi e a collaborare in sinergia.

  3. ………….., anche considerando che difficilmente il procidano tende ad associarsi e a collaborare in sinergia………In realtà non è solo il comerciante procidiano restio alla collaborazione. Sta nella natura della professione che ha carattere individuale e quindi poco proponsa alla condivisione. La colpa è da attribuire anche alle Associazioni di categoria che, fino ad oggi, poco hanno fatto per conferire dignità alla pletora di operatori commerciali che quotidianamente rischiano e non solo i soldi ma, spesso, anche la pelle , per sbarcare il lunario……..Il problema è cuturale…e coinvolge il commerciante di tutta la penisola.Il giorno in cui si comprenderà che le problematiche sono di comune interesse e che bisogna assolutamente creare sinergie per vedersi tutelare la propria dignità di lavoratore e produttore di ricchezza……I commerianti debbono iniziare ad unirsi, a vedersi, a parlare, a sputare fuori i problemi di carattere generale pur restando ovviamente, una realtà economica autonoma, indipendente e concorrente di altri partner.

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