Studi di Settore: gli Indici di Normalità Economica per le imprese

a cura di Giorgio Di Dio – Isola di Procida (scarica l’articolo in pdf)

Alla 20° Assemblea generale di Confcommercio tenutasi a Roma giovedì 21 giugno cui ha preso parte anche il Presidente dell’Ascom Confcommercio Isola di Procida Eugenio Michelino, il Presidente della Confcommercio Carlo Sangalli ha affrontato i temi più “caldi” di questo periodo: studi di settore e fisco, dichiarando che

… gli indicatori di normalità economica rischiano di fare degli studi di settore non un sistema di rilevazione dei ricavi sempre più equo e selettivo, ma uno strumento di catastizzazione del reddito o, per dirla ancora più chiaramente una sorta di bancomat per fare cassa …

Infatti

… gli indicatori sono nati male. Sono stati costruiti in fretta e furia e senza confronto con le categorie economiche per poterli applicare retroattivamente al periodo di imposta 2006. Sono stati costruiti all’ingrosso e non al dettaglio e giunti al momento della loro applicazione si e’ visto che in troppi casi non funzionano …

Non possiamo che essere d’accordo su quanto dichiarato dal Presidente Confcommercio e dobbiamo dire che le sue parole rappresentano solo la punta di quella che è oramai una protesta generale.
Cerchiamo, però, di capire come funzionano questi famosi indici di normalità economica (INE).

I nuovi indicatori di normalità economica sono stati introdotti dall’art. 1, comma 13 e 14 della Legge Finanziaria 296/2006, che ha stabilito che ai fini dell’elaborazione e della revisione degli studi di settore “si tiene anche conto dei valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori definiti da ciascuno studio, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico“.
Il comma 14 ha poi disposto che a partire dal 2006 e fino all’ elaborazione e revisione degli studi di settore che tengono conto degli indicatori di coerenza, si devono considerare “specifici indicatori di normalità economica, di significativa rilevanza, idonei alla individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta“.
Sulla congruità economica, quindi, incidono anche i risultati degli indicatori di normalità economica.

Gli indicatori di normalità economica di cui sopra trovano applicazione già dalla dichiarazione di quest’anno mentre, invece,quelli previsti dall’art. 1, comma 19, della stessa legge, non influenzano la determinazione delle imposte per il 2006. Il comma 19 ha previsto, difatti, degli altri indicatori per i soggetti per i quali non si applicano gli studi di settore. Questi dati che, dovranno essere predisposti ed allegati alla dichiarazione dei redditi, hanno la finalità di utilizzare le informazioni ivi contenute per elaborare nuovi indicatori per gli anni a venire.

Gli indicatori di normalità economica previsti dai commi 13 e 14, invece, si applicano già a partire dalla dichiarazione per l’anno 2006. I maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli indicatori saranno sommati, ai maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli studi di settore classici.

Vediamo adesso, nel dettaglio cosa sono questi indicatori di normalità economica. In pratica per le imprese ne sono stati individuati quattro e, precisamente:

  1. incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali mobili rispetto al valore storico degli stessi;
  2. rotazione del magazzino o durata delle scorte;
  3. valore aggiunto per addetto;
  4. redditività dei beni strumentali.

Vediamoli uno per uno:

Incidenza dei costi di disponibilità dei beni strumentali mobili rispetto al valore storico degli stessi

Per determinare questo indice occorre:

  1. Calcolare il costo di disponibilità dei beni strumentali mobili che è dato dal valore dei beni strumentali mobili + canoni dei beni mobili acquistati in dipendenza di contratti di locazione finanziaria.
  2. Calcolare il valore dei beni strumentali mobili che è dato dal valore dei beni strumentali (rigo f29 col.1) al netto dei beni acquistati in dipendenza di contratti di locazione non finanziaria (f29 col.2).
  3. Dividere il costo di disponibilità dei beni strumentali mobili per il valore dei beni strumentali mobili come sopra determinati.

Se il risultato è superiore al valore massimo ammissibile GE.RI.CO calcola maggiori ricavi di normalità economica che si aggiungono al risultato dalla congruità classica.

Rotazione del magazzino o durata delle scorte.

Per determinare quest’indice occorre:

  1. calcolare la Giacenza Media del Magazzino che è data da:
    [(Esistenze iniziali relative a merci, prodotti finiti, materie prime e sussidiarie, semilavorati e ai servizi non di durata ultrannuale + Rimanenze finali relative a merci, prodotti finiti, materie prime e sussidiarie, semilavorati e ai servizi non di durata ultrannuale) /2 ]
  2. calcolare l’indice di durata delle scorte che è dato da:
    [(Giacenza Media del Magazzino/Ricavi) x 365]
  3. calcolare l’Indice di rotazione delle scorte che è dato da:
    [Ricavi/Giacenza Media del Magazzino]

Per gli studi di settore che utilizzano come indicatore di coerenza la “Rotazione del magazzino“, e per gli studi di settore che utilizzano come indicatore di coerenza la “Durata delle scorte“, in presenza valori difformi da quelli stabiliti dagli Indici di normalità economica si ha un incremento dei maggiori ricavi derivanti dalla congruità classica.

Valore aggiunto per addetto.

Per determinare quest’indice occorre calcolare il numero degli addetti nel seguente modo:

per le ditte individuali bisogna sommare:

  • Titolare
  • Numero dipendenti
  • Numero collaboratori coordinati e continuativi
  • Numero collaboratori dell’impresa familiare e coniuge dell’azienda coniugale
  • Numero familiari che prestano attività nell’impresa
  • Numero associati in partecipazione che apportano lavoro prevalentemente nell’impresa

per le società bisogna sommare:

  • Numero soci con occupazione prevalente nell’impresa
  • Numero soci diversi
  • Numero dipendenti
  • Numero collaboratori coordinati e continuativi
  • Numero collaboratori dell’impresa familiare e coniuge dell’azienda coniugale
  • Numero familiari che prestano attività nell’impresa
  • Numero associati in partecipazione che apportano lavoro prevalentemente nell’impresa.

A questo punto bisogna calcolare il valore aggiunto dell’impresa che è dato dai ricavi meno il costo del venduto:
( esistenze iniziali + merci conto acquisti – rimanenze finali).
L’indicatore “Valore aggiunto per addetto” è calcolato come rapporto tra il valore aggiunto dell’impresa e il numero di addetti come sopra calcolati.

Se il valore aggiunto per addetto è inferiore a quello stabilito dall’indice di normalità, si ha un maggior ricavo da normalità pari al numero degli addetti moltiplicato per la differenza tra il valore individuato dallo studio e quello calcolato dal contribuente.

Redditività dei beni strumentali.

Per determinare quest’indice occorre:

  1. Calcolare il margine operativo lordo che è dato dai ricavi di congruità economica meno i costi.
  2. Calcolare il valore dei beni strumentali mobili che è dato da valore dei beni strumentali di cui al rigo F29 col.1 (al netto dei beni acquistati in dipendenza di contratti di locazione non finanziaria)
  3. Dividere il margine operativo lordo per il valore dei beni strumentali mobili.

Se l’indicatore “Redditività dei beni strumentali mobili” si posiziona al di sotto della soglia minima di coerenza, i maggiori ricavi da normalità economica si ottengono moltiplicando il valore dei beni strumentali mobili e la differenza tra la soglia minima di coerenza e il valore dell’indicatore.

Sugli indicatore di normalità economica bisogna dire che hanno generato forme di protesta e di rifiuto mai viste in precedenza. Il Governo pressato da tutte le parti sta cercando di attenuarne gli effetti, perlomeno per quanto riguarda eventuali controlli. Le categorie economiche premono, però, per arrivare ad un’ipotesi di non applicazione perlomeno per quanto riguarda i maggiori ricavi, lasciandoli unicamente quali indici per sottoporre, eventualmente, le aziende a controllo e, comunque, salvo modifiche successive degli stessi.
Proprio in queste ultime ore sembrano registrarsi posizioni più morbide da parte del Governo. Siamo in attesa, ma devono fare presto.

Tutti abbiamo bisogno di certezze.

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