Sicurezza sul lavoro e chiusura dell’attività: il ricorso

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

Nel precedente articolo abbiamo detto che una volta ricevuto il provvedimento di sospensione dell’attività è possibile chiedere alla Direzione Provinciale del Lavoro la revoca del provvedimento che, può essere concessa, se ce ne sono i motivi in via di autotutela. Oltre a ciò l’imprenditore, se vuole affrontare la strada del contenzioso, ha tre vie possibili da percorrere e, cioè, il ricorso gerarchico, il ricorso giurisdizionale (al T.A.R.) e il ricorso straordinario al Capo dello Stato.

IL RICORSO GERARCHICO

Puo’ essere proposto, in unico grado, e contro provvedimenti non definitivi, all’autorità amministrativa gerarchicamente superiore a quella che ha emesso l’atto (nel caso in esame, alla Direzione Regionale del Lavoro competente per territorio) per motivi di legittimita’ o di merito.
Va proposto entro 30 giorni dalla notifica dell’atto o da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza, nei casi in cui la notifica non sia obbligatoria.

Può essere presentato all’organo che deve deciderlo o all’autorità che ha emanato l’atto, consegnandolo direttamente, o mediante notificazione o lettera raccomandata (in questo caso la data di spedizione vale quale data di presentazione).
E’ prevista un’attività istruttoria, con l’acquisizione dei documenti e degli accertamenti utili e con la possibilita’ di intervento dei terzi interessati; ll T.A.R. puo’ disporre la sospensione dell’atto impugnato,ma solo se sussistono gravi motivi.
La decisione del ricorso deve essere assunta entro 90 giorni dalla proposizione. Trascorso inutilmente questo termine, lo si intende respinto e il soggetto interessato deve proporre ricorso giurisdizionale al T.A.R o ricorso straordinario al Capo dello Stato.

IMPUGNAZIONE GIURISDIZIONALE (RICORSO AL T.A.R.)

Il provvedimento di sospensione può essere impugnato anche di fronte al Tribunale Regionale Amministrativo (TAR). La competenza è del TAR della regione in cui opera l’autorità che ha emesso l’atto di sospensione dell’attività. Non è richiesto che l’atto sia definitivo; quindi non è necessario attendere che siano trascorsi i 30 giorni disponibili per proporre ricorso amministrativo. Il TAR può intervenire sull’atto di sospensione annullandolo o modificandolo, ma solo per vizi di legittimità e cioè: per incompetenza per violazione di legge (il caso più frequente derivante da erronea interpretazione della legge, vizi di forma, mancanza di motivazione), per eccesso di potere (travisamento dei fatti, illogicità o contraddittorietà della motivazione, contraddittorietà con altri atti, inosservanza di circolari, disparità di trattamento, ingiustizia manifesta, mancanza di idonei parametri di riferimento che consentano di assicurare ad ogni cittadino eguale trattamento, ecc.).
L’impugnazione si propone con ricorso con esposizione di tutti i motivi per cui si impugna l’atto. Con il ricorso si può anche richiedere il risarcimento dei danni. Occorre essere assistiti da un avvocato.
Il ricorso deve essere notificato alla P.A. che ha emanato l’atto e ad almeno uno degli eventuali controinteressati, entro 60 giorni dalla notifica o pubblicazione dell’atto impugnato o dalla sua conoscenza per altra via. Entro 30 giorni dall’ultima notifica il ricorso va depositato al TAR. La parte deve poi richiedere con domanda scritta che si proceda alla discussione del ricorso.
La decisione del TAR può essere impugnata con ricorso al Consiglio di Stato da proporsi entro 60 giorni dalla notifica della sentenza.

RICORSO STRAORDINARIO AL CAPO DELLO STATO

Contro l’atto di sospensione divenuto definitivo (cioè non più impugnabile per via gerarchica perché sono trascorsi 30 giorni dalla comunicazione di provvedimento senza che si sia fatto ricorso, o perché il ricorso gerarchico è stato respinto e sono passati 30 giorni dalla comunicazione o perché sono trascorsi 90 giorni e non è stata presa alcuna decisione) e’ ammesso ricorso per motivi di legittimita’ al Presidente della Repubblica, tranne i casi in cui sia stata proposta impugnativa davanti al TAR. Ugualmente non e’ ammissibile il ricorso al TAR dopo l’attivazione del ricorso straordinario. I due ricorsi, quindi, sono alternativi.
Il termine per proporlo e’ di 120 giorni dalla notifica dell’atto o dalla piena conoscenza, nel caso in cui non sia prevista una notifica.

I modi di presentazione sono:

  • Consegna.
  • Notifica o invio a mezzo posta.

E’ imposta la notifica ad almeno uno dei controinteressati, che possono presentare memorie, documenti, e ricorso incidentale e chiedere che la decisione sia trasferita in sede giurisdizionale.
Il ricorso, istruito dal ministro competente, viene inviato alle sezioni consultive del Consiglio di Stato per l’espressione di un parere.
La decisione viene adottata con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro, conformemente al parere del Consiglio di Stato.
Qualora il Ministro intenda proporre una decisione difforme, deve sottoporre la questione al Consiglio dei Ministri.

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