Procida, la verità sulla SEPA: precisazioni.

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

Diversi commenti sul precedente articolo sull’analisi tecnica del bilancio SEPA 2005, mi hanno portato a concludere che alcune osservazioni, forse anche per il modo in cui le ho scritte, siano state male interpretate.

Cominciamo con la frase:

Il bilancio al 31/12/2005 l’ho prelevato dalla camera di commercio, quello al 31/12/2006 non l’ho trovato.

Qualcuno potrebbe aver pensato che il bilancio al 31/12/2006, non fosse stato depositato. Non era assolutamente questo il senso della mia affermazione, che era da intendere nel senso che ho dovuto fare l’analisi sul bilancio 2005, non avendo a disposizione quello del 2006, che non ho trovato alla camera di commercio. Il fatto di non trovarlo, però, non significa assolutamente che non ci sia, ma solo che non appare ancora, cosa normalissima e dovuta solo ai tempi tecnici della stessa camera di commercio.

Il riferimento poi allo “scarno formato previsto dalla IV direttiva CEE” alla ” paginetta e mezzo della relazione degli amministratori” e alle “due paginette della relazione del collegio sindacale” non è da intendersi che questi documenti siano stati volutamente elaborati in modo sintetico, ma solo che ai fini dell’analisi di bilancio, questi documenti, pur se redatti in modo assolutamente conforme alla legge e ai principi contabili, per la loro stessa natura, non sono sufficienti per un’analisi di bilancio approfondita.

E passiamo ora all’utile, sul quale, può incidere la mancata svalutazione dei crediti. L’ipotesi che i crediti andavano svalutati deriva dalla sensazione di incertezza del recupero presente nella stessa relazione degli amministratori. E’ ovvio, però, che l’amministrazione della SEPA potrebbe tranquillamente essere in grado di documentare la certezza del credito e precisare che le difficoltà di incasso siano dovute ad un fatto contingente e temporalmente limitato per cui poter sostenere che tutti i crediti, anche se in ritardo, saranno incassati. In questo caso è corretta la non svalutazione. D’altra parte l’analisi si sviluppa sui dati di bilancio e, quindi, con i crediti non svalutati.

L’osservazione poi che “in bilancio non compaiono costi del personale” è stata già spiegata con la precisazione

E’ ovvio che questi costi sono compresi tra i servizi perché, evidentemente, la SEPA non ha dipendenti propri ma ha dipendenti in prestito per i quali paga il costo del servizio (questo, comunque, è un punto che non mi è chiaro perché non so come sono inquadrati di dipendenti all’interno della SEPA, ma la nota integrativa avrebbe dovuto chiarirlo).

Ho ammesso i stesso, quindi che questo punto non mi era chiaro perché non sapevo come erano inquadrati i dipendenti all’interno della SEPA, ed è ovvio, che potendo, leggere, all’interno della nota integrativa il dettaglio del costo del personale (anche se pagato come servizio) avrei potuto dare più precisione all’analisi.

Nella riclassificazione del conto economico a valore aggiunto alla voce “costo del lavoro” ho annotato :

il dato del personale non si rileva dal bilancio né dalla nota integrativa, se non per pochi contributi previdenziali, per cui deve ritenersi non corretto.

E qua mi sorprende che qualcuno possa leggervi qualcosa di diverso da quello che ho scritto. Il dato del personale non è corretto nel prospetto di analisi perché (e l’ho già detto diverse volte) non ho modo di poterlo rilevare nella sua completezza in quanto è inserito tra i servizi. E’ chiarissimo che la frase “deve ritenersi non corretto” è riferito al dato all’interno del prospetto e non al dato della nota integrativa. Interpretare la cosa diversamente è solo fuorviante rispetto alle intenzioni e alla lettura logica del documento.

E veniamo ora all’aspetto più importante, la riscossione dei crediti. L’art. 12 della legge 28 dicembre 2001 n. 448 ha esteso la giurisdizione della commissioni tributarie dal 1° gennaio 2002. L’art.3 bis del D.L. 30 settembre 2005 n. 203, convertito nelle legge 2 dicembre 2005, ha ulteriormente precisato che, con effetto dal 3 dicembre 2005, la giurisdizione tributaria si estende a tutte le competenze aventi ad oggetto tributi.

Sulla questione della TIA si è sviluppata una giurisprudenza, talvolta contrastante, già dal 2004 (sentenza della commissione tributaria provinciale di Treviso del 6/12/2004 che ha affermato che la TIA rientra nella categoria dei tributi ed è soggetta alla giurisdizione della commissione tributaria) fino alla sentenza della Corte di cassazione a sezioni unite n. 4895 dell’8/03/2006 che sembra aver ulteriormente affermato il principio della natura tributaria della TIA.

La giurisprudenza,anche se sembra aver oramai delineato un percorso certo per la TIA, ha attraversato un periodo di contrasti che, effettivamente, hanno generato una enorme difficoltà nella riscossione dei crediti della SEPA. Il mio suggerimento di “Azioni efficaci” per portare la riscossione nella normalità, sicuramente manca di un’analisi approfondita delle difficoltà, non dipendenti né dall’Amministrazione della SEPA, né dalla direzione, né dal collegio sindacale, ma da una giurisprudenza che ha creato confusione e appigli vari per chi non vuol pagare. Oggi, però, forse è meno difficile e, fermo restando, che nessuno ha colpe per il passato, se non quelli che, scientemente, non pagano, per il futuro si possa delineare un’azione mirata al recupero dei crediti sicuramente più efficace.

Per quanto riguarda poi gli altri suggerimenti (fonti di reddito, analisi dei costi ecc.) sono suggerimenti normalissimi in un’analisi del genere, che probabilmente saranno stati già valutati. Forse il periodo di estrema emergenza dovuto anche a fattori esterni (discariche chiuse, situazione di rifiuti in Campania ecc.), rende veramente difficile anche solo trovare il tempo per affrontare velocemente questi tipi di problemi.

Difficile per chiunque, perché credo che nessuno, oggi, possa dire alla SEPA: “lasciate fare a me che vi risolvo i problemi

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