Fipe-Confcommercio: troppi bar ad Arezzo. E a Procida?

Prendendo spunto da quanto è avvenuto ad Arezzo, dove il Comune, l’Ascom e il Fipe locali, hanno avviato una riflessione seria su una questione di strettissima attualità ed urgenza , tanto in Italia , quanto da noi, poniamo anche noi dell’Ascom Procida la questione del numero eccessivo di attività sul territorio e quindi  anche dei pubblici esercizi, cercando di avviare una riflessione ampia e pacata tra gli operatori esistenti,  tra quanti avessero intenzione di intraprende il lavoro nel commercio e nelle imprese,  insieme con le Istituzioni e l’opinione pubblica in genere.

Basti pensare che il numero delle attività commerciali , da noi ad esempio, ha superato il numero di 300.

Qui di seguito il testo dell’articolo pubblicato sul sito di Confcommercio.

“Ci sono troppi bar ad Arezzo, sempre più numerosi e a volte non all’altezza del ruolo. Urge quindi trovare una disciplina alle nuove aperture per tutelare i consumatori e non “inquinare” il mercato.

È stato questo il tema dell’incontro tra l’assessore alle attività produttive Alessandro Giustini, il direttore della Confcommercio Franco Marinoni e una delegazione di operatori dei pubblici esercizi aretini composta dal presidente provinciale di FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Lucio Mearini e dai vicepresidenti Sergio Bichi e Francesco Veraldi.

“Il problema non è la concorrenza, di per sé positiva – sottolinea il direttore della Confcommercio Franco Marinoni –  ma il rischio di un abbassamento qualitativo dei servizi offerti da operatori qualche volta improvvisati, che recano danno sia ai consumatori sia all’immagine di tutta la categoria. Non è vero che in una città turistica, più locali ci sono meglio è. Si rischia di inquinare l’offerta disorientando la gente. Sì, il mercato fa una selezione feroce e gli operatori non adeguati prima o poi vengono espulsi, ma nel frattempo si rischia anche la perdita di imprese consolidate”.

Il fatto è che molti tra quelli che hanno aperto un bar negli ultimi tempi lo hanno fatto non per scelta, ma per necessità, magari perché avevano perso il posto di lavoro o non riuscivano a trovarne uno. Così, hanno deciso di investire magari i risparmi di famiglia in un’attività in proprio, senza sapere che questo non è un mestiere in cui non ci si improvvisa.

L’assessore Giustini ha pienamente concordato sulla necessità di predisporre una revisione del regolamento per l’apertura dei pubblici esercizi in territorio comunale, tema che ha confermato essere già in agenda dell’amministrazione, vista anche la scadenza ormai prossima del regolamento vigente. Tra le soluzioni da adottare, c’è quella di una specifica programmazione urbanistica, prevista dal Codice del commercio, che stabilisca le destinazioni d’uso degli edifici in ogni area del Comune in modo da pianificare a monte le aree dove programmare le nuove aperture.”

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