S.P.Q.R. ovvero Roma capitale dell’Impero romagnolo!

“Roma caput Mundi! – diceva un Totò stralunato e perditempo ad un improbabile barbiere come Peppino – ” abbiamo comandato il mondo con i romagnoli!” .

E se tutte le strade portano a Roma allora tutte  le viuzze portano al Bar Roma!questa sembra essere ancora il sogno imprenditoriale dei due giovani procidani.

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” Il problema è’ il traffico. Qualcuno si perde per strada- la triste risposta di un pasticciere disilluso-una organizzazione adeguata della viabilità  potrebbe avere benefici effetti per la vivibilità, per la salute, per le stesse attività commerciali.” conclude. Questo pensa Ignazio. Il Bar Roma, in Via Roma, al porto di Marina Grande, nell’isola di Procida e’ noto per la Lingua al limone procidano. Il dolce tipico fatto di due sfoglie di pasta

Storia e ricetta della Lingua Procidana ( a cura del Dott. Giacomo Retaggio)

Storia e ricetta della Lingua Procidana ( a cura del Dott. Giacomo Retaggio)

sfoglia ( di quella fatta con farina, uova, burro e zucchero e cottura, non l’assemblaggio di prodotti di produzione semindustriale ) con al centro crema al limone ( o anche nella versione tradizionale con crema pasticciera). Un prodotto rigorosamente locale che da qualche anno ha ricevuto la Deco

Deco ( denominazione di origine comunale ) per la lingua di Procida.

Deco ( denominazione di origine comunale ) per la lingua di Procida.

( Denominazione protetta di origine comunale , tutela di prodotto originale da parte del Comune di appartenenza ) e che nasce da un ‘idea di Pasquale Mazziotti ( il precedente titolare a cui va il merito della paternità dell’opera, come testimoniato dal dott. Retaggio e da Domenico Ambrosino, direttore del Procida Oggi ) che ha saputo unire in un unico prodotto la fragranza dell’involucro, con la morbidezza del contenuto a volte a contrasto con la  crema  di limone. Bar di terza generazione, dapprima Salvatore Costagliola di “bruttopilo” , che partendo da un biliardo poi aggiunse il bar, poi Mazziotti, di origini napoletane , di famiglia pasticciera, crea il laboratorio dei dolci ed infine a partire dal 2001 i due cugini Michele Costagliola ed Ignazio Righi, che rinnovano il Bar nella struttura interna e nell’offerta con l’ampliamento della sala interna e l’allargamento dei tavolini esterni , con l’immancabile fucina dolciaria luogo di alchemiche unioni tra sapori disparati tendenti al dolce. Ora dopo 14 anni il Bar Roma conta 6 dipendenti durante l’anno , che diventano 11 nella stagione turistica. Un primo pasticciere di eccellenza , Lello Solopaco, detto “babbà ” , per la sua bravura, che fa questo mestiere da oltre quarant’anni, pur avendone solo 49, che per sfuggire a percorsi pericolosi “patem’ me vuttatt’ rent’ a na pasticceria e da quel giorno non ho fatto altro, per fortuna è così ho fatto anche con mio figlio”,un secondo , Ignazio Righi , uno dei proprietari,    aiuto prezioso ed attento per ogni evenienza, infine Maria che da una mano in laboratorio. Il resto compreso Michele Costagliola, l’ altra “dolce metà ” ( socio di Ignazio, marito e padre di due figli, che per ora lo hanno temporaneamente allontanato dalla recitazione, sua grande passione ) dell’attività si dedica al banco. Poi c’e’ Giovanni, fratello di Ignazio, anche lui al bar, trascinatore per clienti ancora assonnati della prima colazione ( infaticabile artefice di tanti Misteri della Processione del Venerdì Santo).

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Come molte attività dell’isola in questi ultimi anni anche il Bar Roma ha sofferto la crisi economica. Alti costi di gestione ( 80 metri quadri per 2500 euro di spazzatura, consumo di acqua per circa 2000,00, cosap-tassa di occupazione del suolo pubblico per circa 2000,00 euro, ai quali si aggiungono anche  Canone Rai 450,00 , Siae 650,000 euro e poi Irap, Irpef )  ricavi diminuiti ( sono venuti a mancare i clienti occasionali delle barche del Porto turistico, visto che non c’è un adeguato piano ormeggi che consenta un loro attracco e sopratutto i clienti giornalieri provenienti dal continente se consideriamo il costo del trasporto marittimo che per esempio per una famiglia media di quattro persone significa circa 80,00 euro per il traghetto, che possono diventare oltre cento con i mezzi veloci, per i locali occorrerebbe una migliore programmazione degli eventi, delle domeniche ecologiche, della mobilità come già accennato che consenta uno spostamento tranquillo sull’isola e una maggiore attenzione alle imprese che ancora resistono e cercano anche di rilanciarsi con nuovi investimenti, lo stesso bar nel corso degli anni ha cercato di migliorare la sosta esterna ovviando alle disparità del manto stradale adiacente con una pedana in legno il cui costo di allestimento e’ stato di duemila euro ed altre spese per poterlo mantenere, fino ai lavori di rifacimento della strada che finalmente hanno consegnato uno spazio esterno praticabile ). Ma come ogni buon imprenditore anche i due soci hanno sempre cercato di migliorare l’offerta ( tante iniziative tra cui eventi musicali dal vivo, numerose esibizioni di musica jazz, alcune anche sponsorizzate dalla stessa Ascom Procida, esposizioni di modellini, attrezzi e oggetti navali ed immagini di imbarcazioni che hanno solcato le acque del golfo, che hanno fatto servizio tra Napoli, Pozzuoli e Procida ed anche di imbarcazioni mercantili e petroliere che grazie anche ai marittimi Procidani hanno navigato nei mari del mondo, l’esibizione di un ricco materiale documentale, su tutti quello relativo all’affondamento nel 1981 della Marina d’Aequa nella quale persero la vita tra gli altri tre procidani )

Giuseppe Righi è uno dei suoi modellini.

Giuseppe Righi è uno dei suoi modellini.

grazie alla disponibilità del papà Peppino Righi, marittimo di professione, modellista per passione che tanta energia ha messo anche nelle attività dei figli.  Lo stesso Ignazio, che fa parte del direttivo dell’Ascom Procida, delegato isolano della Fipe ( Federazione italiana Pubblici Esercizi ) ricorda le tante iniziative fatte con quest’associazione di categoria e con rammarico anche il tentativo forse più importante per lo sviluppo delle imprese della zona , il Centro commerciale Naturale, un ‘aggregazione di imprese di vicinato che unite in consorzio o altra forma aggregata, avrebbe potuto calmierare l’apertura disarticolata e non pienamente rispondente al mercato di nuove attività, per lo più fotocopia di quelle esistenti e di fatto di breve durata, che avrebbe potuto anche accedere a risorse e strumenti ( normativi, fiscali, finanziari ) per la formazione professionale, la riqualificazione urbanistica, l’organizzazione commerciale di un intera zona per meglio fronteggiare la concorrenza della terraferma e del commercio elettronico. Ma l’insensibità  politica degli enti locali  su tutti, Comune ( che non ha mai creduto in alcuno strumento di aggregazione commerciale che venisse dal basso ) e Regione ( che pur avendo previsto le norme  escluse da ogni tipo di risorsa i CCN delle piccole comunità imponendo la soglia dei 50.000 mila abitanti ) accompagnato anche da alcuni eccessi individualistici di alcuni piccoli imprenditori non hanno consentito neanche di mantenere e sviluppare con le nostre forze quello che eravamo riusciti a creare. Un’ aggregazione di oltre 40 attività a Marina Grande e a Piazza Olmo. Senza dimenticare , come ricorda ancora Ignazio i tentativi di mantenere vive due sagre paesane, la Sagra del Vino e la sagra del Limone. Oggi il Bar Roma affronta il mercato con la consapevolezza della propria esperienza commerciale ed associativa, di chi comunque crede ancora che la miglior strada sia quella dell’unità delle forze produttive per competere nel mercato locale ( anche da certa concorrenza sleale legata alla vendita dei dolci fatti in casa al di fuori di ogni contesto benefico, cultuale o fieristico) e nazionale.

Per quanti passassero da queste parti il saluto romano si fa con la lingua di Procida!!!

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