Ulteriori quesiti sul regime dei contribuenti minimi e marginali nella finanziaria 2008

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Prima dell’articolo volevamo esprimere il nostro ringraziamento per l’opera che il dott. Giorgio Di Dio, stimato professionista procidano, presta gratuitamente a favore della nostra associazione.

Questo blog, nato con lo scopo di fornire un’informazione prettamente specialistica ai nostri associati, grazie al suo contributo si è evoluto diventando un riferimento per chi in Italia abbia voglia di stare al passo con l’impetuoso susseguirsi di norme fiscali.

Grazie Giorgio!

Ascom Confcommercio Isola di Procida

Articolo a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

QUESITO N. 1

Svolgo l’attività di avvocato e da questa professione ho avuto nel 2007 ricavi inferiori ad € 30.000,00; contemporaneamente sono socio di una società agricola società semplice (il reddito viene determinato sulla base delle risultanze catastali).
Rientro nel regime dei contribuenti minimi o sono escluso in base all’art. 1 comma 99 lettera d della Finanziaria per il 2008?
Maurizio Calidari

RISPOSTA
La norma fa riferimento alle società di persone e associazioni professionali di cui all’art. 5 del TUIR. Le società semplici sono società di persone ex art. 5 del TUIR, per cui io propenderei per l’esclusione.

QUESITO N. 2

Ciao Giorgio,
ti ringrazio della pronta e chiara risposta.
Ti chiedo però una precisazione:
la non deducibilità delle spese (che nel mio caso sono piuttosto consistenti; ad es. spese per la partecipazione a fiere all’estero come stand, Hotel ecc.), può creare problemi ?.
Grazie in anticipo per la risposta.
Ciao,
William

RISPOSTA
A questa domanda non ho risposto perché non l’ho capita. E’ l’IVA che è indeducibile, non il costo. Le spese (fiere, stand, hotel ecc.) sono deducibili sia nel regime ordinario che nel nuovo regime per i contribuenti minimi e marginali. L’imposta sostitutiva del 20%, alla fine, va calcolata sull’utile,anche se determinato diversamente dal regime ordinario. Per quanto riguarda l’IVA, poi, non si deduce quella sulle spese, ma non si paga quella sui ricavi. Io direi, quindi, che questi tipi di spesa non dovrebbero creare problemi. Per quanto riguarda, poi, le spese che prima si ammortizzavano, ora non si ammortizzano più e si deducono interamente nel momento in cui vengono pagate.
Ciao

QUESITO N. 3

Sono un avvocato che ha acquistato un’auto nell’anno 2007 per un valore superiore a 15.000 euro intestandola al sottoscritto come professionista. Secondo lei posso comunque rientrare nei contribuenti minimi (non ho avuto compensi o ricavi superiori a 30.000 euro) se nella dichiarazione dei redditti 2008 non indicherò l’auto come costo deducibile?
Grazie.
Enrico

RISPOSTA
Penso che la cosa sia un po’ rischiosa. Se ha acquistato l’auto come professionista le è stata rilasciata la fattura con la sua partita IVA. In questo caso non può rientrare nel nuovo regime perché la norma fa riferimento agli acquisti effettuati e non all’eventuale deduzione dal reddito. Oltretutto i 15.000 euro si riferiscono agli acquisti effettuati negli anni 2005,2006, e 2007, per cui, se ce ne sono, deve considerare anche quelli.

QUESITO N. 4

Data l’impossibilita’ di detrarre l’IVA, come libero professionista la semplificazione fiscale mi sembra un non indifferente aumento di imposizione fiscale, fatti 2 conti:
– se si fatturano 24.000 Euro l’anno
– si hanno 8000 Euro di costi
– con l’IVA indetraibile si pagano 8000×0,2=1600 Euro di IVA in piu’
– con l’IRPEF al 20% su 16.000 Euro sono 3.200 Euro
– in totale 3.200 + 1.600 = 4.800 Euro di sole tasse da pagare piu’ partita IVA etc..
Per un reddito di 16.000 EURO e’ piu’ del 30% che é molto piu’ elevato di ora.
Paolo

RISPOSTA
L’Iva indetraibile sugli 8.000 euro va ad aumentare i costi per cui il 20% non va calcolato su 16.000, ma su 14.400 e l’imposta sostitutiva non è 3.200 ma 2.880. Nel regime ordinario L’Irpef netta su 16.000 è 2.862 cui bisogna aggiungere 254 di irap e 224 di addizionali. In più devi tener presente che non detrai l’iva sugli 8.000, ma non paghi neanche quella sui 24.000.

QUESITO N. 5

Salve, io svolgo la libera professione, sono iscritta alla cassa.
Se opto per il nuovo regime fiscale, come devo compilare le fatture? Si potrebbe avere un esempio, anche nel caso di ritenuta di acconto?
Grazie
Annamaria

RISPOSTA
Finalmente una domanda semplice. Mettiamo che devi fatturare 1.000,00 euro: la fattura è: imponibile 1.000,00- cassa 20 (non mi dici che cassa è, quindi ipotizziamo un 2%) – totale 1.020,00- ritenuta di acconto 200,00- netto a pagare 820,00.

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Quesito: Ancora sul regime dei Contribuenti Minimi e Marginali nella finanziaria 2008

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a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida. (scarica l’articolo in formato .pdf)

Rispondo cumulativamente ad alcuni quesiti.

QUESITO N. 1

Buongiorno
penso che io aderirò al nuovo regime fiscale per i marginali
ma la domanda che pongo è questa:
Quando compilo la fattura devo comunque considerare la R.A. oppure viene tolta l’IVA , la rivalsa INPS e LA RA?
es. di fattura normale.
corrispettivo 100
riv prev 4
tot 104
iva 20.80
tot fatt 124.8
-ra 20.8
tot 104
Voglio dire se non mi viene più applicata la ra e devo versare io il 20% significherà alzare il corrispettivo.
Grazie
TINO

QUESITO N. 2

Salve,
ammettiamo il caso che io non abbia costi, questo regime mi permette di guadagnare quancolsa in più rispetto a prima?
E per quanto riguarda l’IVA, la inserisco lo stesso in fattura e per me diventa imponibile oppure non la devo più considerare.
Per favore mi fa un esempio di fatturazione su un compenso di 1.000,00?
Grazie LAURA.

QUESITO N. 3

Buonasera.
Da quanto ho letto con la circolare n.73 dell’Agenzia delle Entrate non riesco a capire se i professionisti che applicano il nuovo regime devono continuare ad applicare la ritenuta d’acconto sulle fatture emesse.
Io credo che essendo soggetti ad un’imposta sostitutiva e non all’Irpef non debbano più applicare la ritenuta.Grazie per le risposte.
ERIKA

Erika ha ragione. Né la legge né la circolare escludono espressamente gli aderenti al nuovo regime dall’applicazione della ritenuta d’acconto e mi sembra davvero imperdonabile che l’Agenzia abbia chiarito cose che erano già chiare senza dare alcuna risposta ad un quesito che si pongono tutti.
Personalmente ritengo, però, che, trattandosi di redditi d’impresa e di lavoro autonomo soggetti ad imposta sostitutiva sul reddito delle persone fisiche , non concorrono alla formazione del reddito complessivo Irpef e, quindi non devono essere soggetti a ritenuta.
Ovviamente, poiché la ritenuta viene applicata da chi paga il compenso è ovvio che i contribuenti interessati debbano rilasciare al sostituto d’imposta un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i redditi cui le somme afferiscono, sono soggetti a imposta sostitutiva.

Per quanto riguarda il quesito di Timo ritengo che non debbano cambiare le regole previdenziali per cui la rivalsa del 4%, c’è sempre. Timo non ha chiarito, però, se è un professionista iscritto alla cassa, oppure un professioniste senza cassa e iscritto al regime inps sostitutivo.

Se è un professionista iscritto alla cassa l’esempio di fattura che ha fatto non è corretto. Infatti dovrebbe essere:

Corrispettivo

100,00

Ritenuta previdenziale

4,00

Imponibile

104,00

IVA

20,80

Totale

124,80

Ritenuta di acconto

20,00

Netto

104,80

Se è un professionista non iscritto alla cassa allora il suo esempio è corretto. La differenza è che nel primo caso la ritenuta previdenziale non concorre all’imponibile IRPEF e non è soggetta a ritenuta di acconto, mentre nel secondo caso concorre all’imponibile irpef ed è soggetta a ritenuta di acconto. In entrambi i casi ritenuta di acconto è solo un anticipazione di imposta che viene poi conguagliata nel modello unico e, assodata la differenza di imponibile null’altro cambia.

Nel nuovo regime io credo che l’imposta sostitutiva del 20% si applichi su 100 nel caso di professionisti con cassa e su 104 nel caso di professionisti senza cassa. Alla fine rimane la stessa differenza di imponibile.

Sul quesito di Laura, per quanto riguarda l’IVA in fattura la circolare 73/E ha gia risposto, specificando che sulla fattura bisogna indicare

operazione effettuata ai sensi dell’art.1 comma 100 della legge finanziaria per il 2008.

Per quanto riguarda l’esempio di fattura, nel caso di ricavi avremo solo i 1.000,00 euro, mentre nel caso di compensi avremo 1.000,00 più la ritenuta previdenziale. Su ogni fattura dovrà essere indicata la dicitura di cui sopra.
Si tenga presente che nel nuovo regime, sia per le imprese che per i lavoratori autonomi, si applica sempre il principio di cassa.

Per quanto riguarda la convenienza del nuovo regime bisogna valutare caso per caso, ma generalmente è conveniente. Ci sono dei casi, però, in cui non conviene, come quando si è in presenza di redditi molto bassi con un forte carico familiare.
In questo caso le detrazioni per familiare a carico ammortizzano completamente l’imposta, mentre scegliendo il nuovo regime si va a pagare, comunque, il 20%.

Proviamo comunque a fare un esempio senza considerare i carichi familiari. Se consideriamo ricavi o compensi per 25.000,00 e costi per 2.000,00 euro avremo:

  Regime Normale Nuovo Regime
Compensi 25.000,00 25.000,00
Costi 2.000,00 2.400,00
(l’IVA si aggiunge al costo)
Imponibile 23.000,00 22.600,00
INPS deducibile 1.700,00 1.700,00
Imponibile 21.300,00 20.900,00
IRPEF o imp.sostitutiva 5.151,00 4.180,00
Detrazione spettante 741,00  
     
Imposta netta dovuta 4.410,00 4.180,00
Addizionali 320,00  
     
Totale Imposte 4.730,00 4.180,00

Risparmio fiscale: 550,00

(per semplificare non sono state considerate l’IVA e l’IRAP).

Come si vede, generalmente il nuovo regime è conveniente già dal punto di vista finanziario, senza considerare poi, il non assoggettamento agli studi di settore e la semplificazione degli adempimenti.

Quesito: contributi INPS srl artigiane o commerciali

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

Nicoletta chiede:

1. NICOLETTA, su Dicembre 18th, 2007 a 13:03

SE FOSSI SOCIO DI UNA SRL CHE FA AUTOTRASPORTI, GIA’ ISCRITTA ALLA CCIAA , L’ISCRIZIONE ALL’INPS E’ NELLA SEZIONE COMMERCIANTI? POI CHI L’EFFETTUA, IL COMMERCIALISTA, O SE NE OCCUPA IL REGISTRO DELLE IMPRESE AL MOMENTO DELL’ISCRIZIONE DELLA SOCIETA’?
SUL SITO DELL’INPS MI PAREVA FOSSE COSI’…
INTANTO RINGRAZIO….

La mia prima risposta

2. Giorgio Di Dio, su Dicembre 19th, 2007 a 12:56

PER NICOLETTA

Nel quesito non viene specificato se la srl è iscritta all’albo artigiani. In questo caso il collegamento tra albo artigiani e inps funziona e l’iscrizione all’inps è quasi automatica. Se non è iscritta all’albo artigiani l’iscrizione all’INPS avviene nella sezione commercianti. In questo caso conviene attivarsi per essere iscritti anche per non correre il rischio che i contributi arrivino dopo diversi anni.
Giorgio Di Dio

Nicoletta chiede ancora:

3. NICOLETTA, su Dicembre 19th, 2007 a 17:15

S.R.L. AUTOTRASPORTI…
IL PROBLEMA E’ CHE NON PUO’ ESSERE ARTIGIANA VISTO CHE I DUE SOCI DI SRL SONO UNO LAVORANTE E L’ALTRO HA PRESTATO LA LICENZA PER AUTOTRASPORTI LAGUNARI
E NON E’ LAVORATORE.
PER QUESTO SIA ISCRITTA NELLA SEZIONE ORDINARIA…
QUINDI DOVRO’ ATTIVARMI PER L’ ISCRIZIONE PER LA POSIZIONE INPS COMMERCIO.
MA QUALORA IL SOCIO NON FOSSE LAVORATORE E PARTECIPI QUINDI SOLO CON CAPITALE… PUO’ NON VERSARE L’INPS ? MI SCUSO SE SONO DOMANDE BANALI…E OVVIE…
INTANTO GRAZIE MILLE PER LA RISPOSTA PRECEDENTE.

I ripetuti quesiti posti dalla lettrice ci danno l’occasione per dare qualche chiarimento in più sulle Srl artigiane.

Con la legge 57/2001, è stata ammessa la possibilità di inserire fra le imprese artigiane anche le società a responsabilità limitata con più soci che rispettano alcuni requisiti fissati dalla legge, che elenchiamo:

  1. I soci che lavorano nell’impresa devono avere la maggioranza delle quote del capitale sociale e controllare gli organi deliberanti dell’impresa (assemblea dei soci, amministratore unico o il consiglio di amministrazione qualora esso venga costituito).
  2. Il lavoro personale dei soci può essere anche intellettuale e non solo manuale, ma deve essere utile al processo produttivo dell’impresa.
  3. Il capitale sociale non può essere inferiore 10.000 euro.
  4. Ad ogni socio spetta una quota della società, ma è possibile stabilire quote di diverso ammontare.
  5. L’impresa deve essere già iscritta o ottenere l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane.

L’impresa artigiana può essere anche una S.r.l. con più soci. Fra i soci sono ammesse anche persone che mettono solo il capitale e che per legge non possono lavorare nel processo produttivo dell’impresa. Il controllo dell’impresa è sempre dei soci che lavorano.

Sono escluse dalla possibilità di essere imprese artigiane:

  1. Le società in accomandita per azioni e le società per azioni.
  2. Le imprese che superano i limiti di dimensione fissati per l’artigianato.

Ovviamente la S.r.L artigiana con più soci ha dei vantaggi. Il patrimonio personale dell’artigiano e della sua famiglia è separato da quello dell’impresa, ci possono essere soci che mettono parte del capitale ma che non lavorano, si possono avere prestiti bancari a condizioni migliori ecc.

L’impresa artigiana si può costituire direttamente come S.r.L. o se è già costituita in ditta individuale o in società di persone, può trasformarsi in S.r.L.

Ovviamente la S.r.L ha maggiori adempimenti rispetto a una ditta individuale o a una società di persone, quali, per esempio, la redazione del bilancio Cee e il deposito dello stesso alla Camera di commercio.

Per rispondere al quesito dobbiamo dire che la S.r.l puè essere iscritta all’albo artigiani, a particolari condizione, anche se ci sono soci non lavoratori. Detto questo, l’ultimo dubbio posto nel quesito è se i soci non lavoratori devono essere iscritti all’INPS. La risposta è negativa in quanto l’obbligo di iscrizione all’INPS del soci di S.r.L è previsto solo in presenza del requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.

Quesito: Il regime dei contribuenti minimi ed i soci di srl nella finanziaria 2008

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a cura di Giorgio Di Dio – isola di procida

QUESITO

soci di s.r.l. NON LAVORATORI che quindi non percepiscono reddito dalla società in percentuale posseduta, sono comunque esclusi se intenzionati ad aprire una attività marginale come libero professionista restando quindi al di sotto dei 30.000 euro anno?
E se un dipendente part-time volesse fare anche il consulente come attività marginale, potrebbe avere accesso alla nuova normativa?

Simone

RISPOSTA

Approfittiamo de quesito del lettore per riassumere le norme relative al nuovo regime dei contribuenti minimi e marginali previsto dalla finanziaria 2008.

Con la Finanziaria 2008 viene introdotto un nuovo regime fiscale per i contribuenti minimi e marginali.

Il nuovo regime si rivolge alle persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che nell’anno solare precedente, hanno conseguito ricavi o hanno percepito compensi, non superiori a 30.000 euro, non hanno effettuato cessioni all’esportazione e non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori.

Nel triennio solare precedente, poi, non devono avere effettuato acquisti di beni strumentali, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro.

Le persone fisiche che iniziano l’esercizio di imprese, arti o professioni per avvalersi di tale regime devono comunicare, nella dichiarazione di inizio di attività, di presumere di avere i requisiti richiesti.

Sono esclusi dal nuovo regime le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’IVA, i soggetti non residenti, e i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all’ articolo 10, n. 8), del DPR n. 633/1972, e di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 53, comma 1, del D.L. n. 331/1993, convertito dalla legge n. 427/1993;.

Sono esclusi anche gli esercenti attività d’impresa o arti e professioni in forma individuale che contestualmente partecipano a società di persone o associazioni di cui all’art. 5 del TUIR, o a S.r.l. di cui all’art. 116 del medesimo testo unico.
I contribuenti che scelgono questo regime non possono addebitare, ai propri clienti, l’IVA a titolo di rivalsa e, per le operazioni ricevute dai propri fornitori, non hanno diritto alla detrazione dell’IVA.

Il reddito di impresa o di lavoro autonomo è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività di impresa o dell’arte o della professione. In pratica l’imponibile è dato dalla differenza tra ricavi o compensi e plusvalenza da una parte e costi o spese, minusvalenze e contributi obbligatori dall’altra. I contributi previdenziali obbligatori, quindi, non vanno, più indicati nel quadro P del modello Unico tra gli oneri deducibili, ma vengono detratti direttamente dal reddito di impresa o professionale.

Una volta determinato il reddito imponibile si applica l’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali in misura del 20%. Nelle imprese familiari l’imposta sostitutiva si calcola sul reddito al lordo delle quote assegnate al coniuge e ai collaboratori familiari. E’ dovuta, quindi, solo dall’imprenditore. I contribuenti minimi non sono soggetti all’IRAP, quindi non la pagano.

Nel nuovo regime i contribuenti sono esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, ma devono solo conservare i documenti ricevuti ed emessi.

La dichiarazione dei redditi va presentata normalmente.

Per quanto riguarda l’IVA contribuenti che fanno parte del nuovo regime sono esonerati dal versamento dell’imposta e da tutti gli altri obblighi Devono solo numerare e conservare le fatture di acquisto e certificare i corrispettivi (naturalmente gli scontrini fiscali continuano a dover essere emessi).

Importantissima poi è l’esclusione di questi contribuenti dalla presentazione degli elenchi clienti e fornitori.

Tutti quelli in possesso dei requisiti per il nuovo regime, vi rientrano naturalmente. Per uscirne bisogna scegliere l’applicazione dell’IVA e delle imposte sul reddito nei modi ordinari con l’opzione, da comunicare con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata, che rimane valida per un triennio e si rinnova automaticamente di anno in anno fino a quando il contribuente non sceglie di rientrare nel regime naturale. Se in un anno vengono meno i requisiti per la permanenza nel detto regime, questo cessa di avere applicazione dall’anno successivo. Se in un anno i ricavi o i compensi percepiti superano il limite di oltre il 50%.,Il regime cessa di avere applicazione dall’anno stesso.

I contribuenti del nuovo regime sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore. Il nuovo regime si applica decorrere dal 01.01.2008.
Per quanto riguarda specificamente il quesito, la norma fa riferimento ai soci di srl di cui all’art. 116 del T.U., per cui ritengo si riferisca solo alle srl in regime di trasparenza. I soci di S.r.L normali, quindi, possono adottare il nuovo regime. Tra le norme di esclusione, poi, non figura alcunché riferito ai dipendenti.

Quesito: Iscrizione all’inps dei soci s.r.l.

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

QUESITO

I soci di un s.r.l. devono pagare i contributi per un’attività commerciale? Sono in procinto di costituire una società e il commercialista ci ha vivamente consigliato una s.r.l. per molti motivi e uno di questi è proprio l’esclusione del pagamento dei contributi….
Grazie
Giovanni Messi

RISPOSTA

La normativa generale per l’iscrivibilità dei soci di società commerciali all’inps prevede le seguenti fattispecie:

Società di persone.

Società in accomandita semplice

I soci accomandatari della società in accomandita semplice, possono essere iscrivibili come commercianti, purché svolgano i compiti di amministrazione stabiliti dalla legge e dallo statuto sociale.

I soci accomandanti possono essere iscrivibili come coadiutori familiari o, in mancanza, come lavoratori dipendenti.

Società in nome collettivo

I soci di una società in nome collettivo (Snc) che lavorino, appunto, con carattere di abitualità e prevalenza, vengono iscritti nella gestione commercianti.

Società di capitale.

Società a responsabilità limitata (srl).

Per le società a responsabilità limitatala la legge 662 del 23 dicembre 1996 non ha previsto quale requisito per l’iscrizione dei soci all’inps la piena responsabilità, per cui vige l’obbligo di iscrizione alla gestione dei commercianti dei soci di srl, in presenza degli altri requisiti tra i quali la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.

Diverso problema è quando il socio è anche amministratore. In questo caso secondo l’ inps scatta la duplice contribuzione, una per la gestione previdenziale dei lavoratori autonomi (commercianti o artigiani) e l’altra alla gestione separata come amministratore. Secondo le disposizioni dell’ inps, il socio lavoratore di società a responsabilità limitata anche amministratore, è obbligato alla duplice assicurazione alla gestione commercianti, in presenza dei relativi requisiti tra i quali la partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza e il contributo previdenziale del 16% previsto dall’articolo 2 della legge 335/95 se percepisce anche come amministratore redditi di lavoro autonomo. L’ inps, peraltro non ritiene che sia illegittima la contemporanea iscrizione di un medesimo soggetto alla gestione degli esercenti attività commerciali e alla gestione separata istituita dalla legge 335/95 in quanto l’iscrizione alla gestione separata può coesistere con l’iscrizione ad altre gestioni sia dei lavoratori dipendenti che dei lavoratori autonomi perché la legge 335/95 non subordina l’iscrizione alla gestione separata al requisito della prevalenza dell’attività di collaborazione rispetto ad altre attività. Al contrario, però, se l’attività di collaboratore (in questo caso di amministratore) fosse prevalente non ci sarebbe l’obbligo per il socio srl di essere iscritti anche nella gestione commercianti.

Nel caso del quesito, quindi, costituendo la srl, i soci non lavoratori non avrebbero obblighi di iscrizione alla gestione commercianti, mentre l’avrebbero i soci lavoratori. Per quanto riguarda, poi, l’amministratore o gli amministratori, ci sarebbe il problema la duplice iscrizione alla gestione commercianti e alla gestione separata.

Quesito: INPS e prestazioni occasionali

a cura di Giorgio Di Dio – isola di procida

QUESITO

Salve, sono un’insegnante di ruolo nello Stato e faccio saltuariamente delle traduzioni, da cui mi deducono la R.A. del 20% e che denuncio nell’UNICO tra gli altri redditi. Devo pagare anche contributi INPS???

Orietta

RISPOSTA

Le prestazioni di traduzione di cui al quesito sono prestazioni episodiche e saltuarie svolte da un soggetto che abitualmente non svolge altra attività di lavoro autonomo.

Questo tipo di attività può essere inquadrata tra le prestazioni occasionali di lavoro autonomo svolte senza coordinamento con il committente. Fiscalmente i proventi di attività occasionali di lavoro autonomo rientrano tra i redditi «diversi» di cui all’articolo 67, lettera l) del Tuir svolti senza abitualità e senza continuità.

Per determinare l’imponibile fiscale di tali redditi bisogna fare riferimento all’art. 70 del TUIR (I redditi di cui alle lett. h), i) e l) del comma 1 dell’art. 67 sono costituiti dalla differenza tra l’ammontare percepito nel periodo di imposta e le spese specificamente inerenti alla loro produzione).

Il reddito di lavoro autonomo occasionale è soggetto a una ritenuta d’acconto del 20% e deve essere dichiarato nel quadro RL del modello Unico. Il quesito riguarda il pagamento di eventuali contributi INPS su tali compensi.

Il Dl 269/2003 ha stabilito che dal 1° gennaio 2004 i compensi per prestazioni occasionali sono assoggettati al contributo Inps se l’importo annuo è superiore a 5.000 euro. Quindi fino a 5.000 euro non si versa alcun contributo mentre se si supera questa fascia, i contributi sono dovuti soltanto sulla quota di reddito eccedente. La cosa è molto semplice se si ha un solo rapporto di collaborazione, ma si complica se i rapporti sono più di uno.
In questo caso il lavoratore autonomo (la traduttrice del quesito) è obbligato a comunicare a ogni committenti all’inizio del rapporto e anche successivamente, il superamento o meno del limite in argomento.

Se nel corso di una anno solare si superano i 5.000,00 euro il lavoratore autonomo si deve iscrivere alla Gestione separata di cui alla legge n. 335/1995 e ogni committente deve versare i contributi sugli ulteriori emolumenti corrisposti con le modalità e i termini previsti per i collaboratori coordinati e continuativi.

I contributi sono per 1/3 a carico del lavoratore e per due terzi a carico del committente. Devono essere versati entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento, utilizzando il modello F24. La lettrice, quindi, deve preoccuparsi dell’eventuale versamento dell’INPS solo dal momento in cui la somma dei compensi percepito dai vari committenti supera i 5.000,00 euro.

Quesito: assegno nucleo familiare al coniuge separato

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

QUESITO

Sono separata da gennaio 2004 e il mio ex marito ha percepito indebitamente gli ass.famliari fino a maggio 2005. l’inps ha chiesto la restituzione degli stessi che a tutt’oggi è totalmente avvenuta. adesso che io richiedo quanto mi spetta l’inps mi risponde che siccome il mio ex ha spostato la residenza a giugno 2004 e quindi era ancora nel nucleo familiare, per il periodo gennaio-giugno 2004 gli assegni non spettano a nessuno dei due. cosa devo fare? spero d’essermi chiarita e ringrazio nuovamente.

Lettera firmata, Roma

RISPOSTA

il Dm 4 aprile 2005, In attuazione dell’articolo 1, comma 559, della legge Finanziaria per l’anno 2005 , ha disciplinato la normativa in merito alla facoltà del coniuge del soggetto avente diritto alla corresponsione dell’ assegno per il nucleo familiare di richiedere il pagamento al datore di lavoro o all’ente previdenziale tenuto all’erogazione del trattamento.

Con circolare n. 77/2005 l’INPS ha stabilito che:

  1. la facoltà di chiedere la corresponsione dell’ assegno per il nucleo familiare può essere esercitata soltanto per l’erogazione materiale della prestazione relativa all’intero nucleo familiare.
  2. L’accertamento dei requisiti che danno diritto al riconoscimento e alla determinazione della misura dell’ assegno continua ad essere effettuato con riferimento all’avente diritto che presenta domanda di erogazione.
  3. Le aziende datrici di lavoro dovranno continuare a riconoscere l’ assegno al dipendente in modo figurativo e deve indicare i relativi dati nel modello DM10/2 e nell’ Emens.
  4. L’importo dell’ assegno verrà materialmente pagato al coniuge richiedente con le modalità dallo stesso indicate (accredito su conto corrente bancario o postale, assegno circolare/sportello postale).

Per quanto riguarda la procedura per il coniuge dell’avente diritto può:

  • inoltrare apposita domanda al datore di lavoro del coniuge avente diritto.
  • inoltrare apposita domanda alla sede INPS di residenza della richiedente l’ assegno.

La possibilità di richiedere il pagamento dell’ assegno spetta solo al coniuge cui sono affidati i figlI che è l’unico legittimato a chiedere l’ assegno.

Nel caso in cui siano stati erogati importi superiori a quelli dovuti per la mancata tempestiva comunicazione di variazioni che possono incidere sul diritto e sulla misura della prestazione , il datore di lavoro o l’INPS devono procedere al recupero di tali importi sulle retribuzioni e sulle prestazioni erogate.

Nel quesito in esame mi sembra che siano stati recuperati dei contributi erroneamente erogati perché il pagamento degli stessi spettava al coniuge affidatario. Se il motivo è questo gli stessi assegni dovrebbero spettare al coniuge affidatario.

Il problema sembra, però, essere incentrato sul problema della residenza. Per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nel comune. Non ci possono essere due nuclei familiari nella stessa abitazione. La presenza del coniuge nella stessa abitazione, anche in vigenza di separazione, potrebbe aver determinato delle difficoltà da parte dell’INPS ad applicare la normativa. In linea teorica, però, penso sia possibile dimostrare che il mancato cambio di residenza è stato solo un errore burocratico ma che non incide sulla realtà del regime di separazione stabilito, peraltro, dal giudice.

Quesiti su assegni familiari, detrazioni fiscali e pensione di reversibilità

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

Rispondiamo ai due ultimi quesiti pervenuti sul sito.

QUESITO n° 1

Io e mia moglie stiamo avviando le procedure legali di una separazione consensuale. Abbiamo 2 figli di cui uno maggiorenne,che preferirebbero vivere con la madre. Mi ha chiesto, tramite il suo legale un assegno mensile di 1500 euro. Essendo il solo responsabile del fallimento matrimoniale, ritengo giusto assumermi la responsabilità dell’accaduto.
Vorrei sapere se da dipendente posso detrarre fiscalmente l’assegno e se la mia ex moglie godrà della reversibilità pensionistica in caso di mio decesso.

Gianmario Madera

RISPOSTA

1^ DOMANDA: Ai sensi dell’articolo 10, lettera c) del Tuir sono deducibili dal reddito gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Quindi bisognerà che la sentenza di separazione stabilisca qual è la quota di assegno corrisposta per il coniuge e quale quella dei figli.

2^ DOMANDA: In caso di separazione consensuale il coniuge superstite ha sempre diritto alla pensione di reversibilità. Se la separazione, invece, è con addebito il coniuge superstite può avere la pensione di reversibilità solo se era già titolare dell’assegno alimentare (Corte costituzionale: la sentenza 286/87). A diversa conclusione giunge la Cassazione sezione lavoro(sentenza 15516/2003) che ritiene che anche il coniuge separato per colpa ha alla pensione di reversibilità anche se non percepisce l’assegno alimentare. L’Inps, generalmente respinge le domande di pensione presentate da coniugi non titolari di un precedente assegno alimentare. Se, poi, la separazione legale si trasforma in divorzio, al coniuge superstite spetta la reversibilità solo se prima godeva dell’assegno divorzile stabilito dal tribunale.

QUESITO n° 2

Salve, vi volevo porre questo quesito: per una famiglia di 3 componenti, si possono avere accreditati sulla busta paga solo gli assegni familiari, mentre la detrazione fiscale per i familiari a carico recuperarla con il 730 e non mese per mese sulla busta paga? Chiedo questo perchè il mio datore di lavoro mi da gli assegni familiari ma il risparmio delle tasse se lo prende lui in quanto mettendo i familiari a carico la mia busta paga è sempre uguale ed è aumentata per il solo importo degli assegni. GRAZIE!

MARIANNA

RISPOSTA

Il datore di lavoro deve riconoscere, su comunicazione del dipendente, le detrazioni fiscali per familiare a carico e attribuirle mensilmente sulla busta paga. Se per errore non le avesse riconosciute,il dipendente, oltre al far presente la cosa al datore di lavoro, che non credo possa rifiutarsi di riconoscerle (se ci sono i requisiti per averle) può recuperarle compilando il modello 730.

Quesito: assegno nucleo familiare ed affidamento congiunto

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

QUESITO

In caso di affidamento congiunto e’ appurato che la detrazione per il figlio spetta al 50 per cento ad entrambi i genitori. Ora chiedo: la circolare Inps n°210 del 1999 dice che l’assegno può essere richiesto da uno dei due genitori mediante accordo, ma secondo voi quale e’ il reddito da considerare, solo quello del genitore che chiede l’assegno o quello di entrambi i genitori?

Marco

RISPOSTA

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Quesiti: precisazioni sulla trasmissione telematica degli elenchi clienti e fornitori

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

Rispondo cumulativamente ad alcuni interessanti quesiti posti sul sito.

QUESITO N. 1 di Patrizia

Leggo che, per l’anno 2006, sono esonerate dalla presentazione le ONLUS. Sul Memento Fiscale, nella categoria ONLUS, si ricomprendono anche le cooperative sociali di cui alla L. 381/91 mentre nell’elenco tassativo si fa riferimento solo alle ONLUS iscritte nell’apposito registro.
Come va interpretata la questione?
grazie.

RISPOSTA

Sono esonerati dalla presentazione per l’anno 2006:

  1. soggetti iscritti nei registri nazionali, regionali e provinciali delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni di volontariato;
  2. gli iscritti all’anagrafe delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS);

Le cooperative sociali di cui alla legge 381/1991 sono Onlus di diritto e come tali avrebbero ben diritto all’esonero al pari delle altre. Il mio parere è che il fatto di non averle citate nella legge 127 del 2007 sia solo una dimenticanza e che su questo specifico aspetto l’Agenzia delle Entrate dovrà necessariamente fornire chiarimenti.

QUESITO N. 2 di Betti Gian Luigi

Volevo gentilmente sapere se le associazioni sportive che emettono fattura sono soggette all’invio dell’elenco, dal momento che pagano l’iva trimestrale ma non fanno dichiarazione annuale.
Grazie

RISPOSTA

Il provvedimento sugli elenchi clienti e fornitori stabilisce che non debbono essere indicate negli elenchi, le “operazioni relative a fatture emesse … e ricevute per le quali non è prevista la registrazione ai fini IVA“. L’art.2, IV comma, della Legge 398/91, stabilisce che sia le fatture di vendita che quelle di acquisto debbono essere numerate e conservate, ma non registrate e, quindi tutte la fatture di vendita e di acquisto dei soggetti che hanno esercitato l’opzione per il regime di cui alla Legge 398/91, vanno solo numerate conservate, ma non registrate. In conclusione ritengo che, stando alla lettera della norma, le società ed associazioni sportive in regime 398 non dovranno presentare nè l’elenco clienti nè l’elenco fornitori.

QUESITO N. 3 di Silvia Mangano

Volevo cortesemente sapere se gli acquisti da fornitore di San Marino (con addebito di Iva) e le autofatture debbono essere inclusi.
Grazie

RISPOSTA

Sono escluse dagli elenchi clienti e fornitori le esportazioni di cui all’art. 8, comma 1, lett. a) e b) del D.P.R.n.633/72. Le cessioni di beni verso la Repubblica di S. Marino e la Città del Vaticano sono assimilate alle esportazioni ai sensi dell’art.71 del D.P.R. 633/1972. A mio avviso, quindi, dovrebbero essere esonerate dagli elenchi le operazioni sia di acquisto che di vendita con La Repubblica di San Marino. Il “dovrebbero” è d’obbligo perché anche qui occorrerebbe un chiarimento dell’Agenzia.