Sicurezza sul lavoro, novità e adempimenti

La C.S.A. Sapi, da tempo convenzionata con l’AscomProcida, ci ricorda le cogenti novità legislative in materia di sicurezza sul lavoro, fornendo nel contempo una prima serie di informazioni utili su come comportarsi:
Spett.le Azienda\Consulente
La presente per informare
Poichè abbiamo ricevuto molte richieste di informazioni sui vari adempimenti derivanti da soggetti che contattano le aziende proponendo adempimenti vari e a volte inutili, addirittura qualificandosi come soggeti di enti ministeriali, specifichiamo quanto segue:
Dal Primo Aprile 2008 sono entrate in vigore le nuove disposizioni in materia di rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro.
Finalmente potremo porre in essere le attività e gli adempimenti da lungo tempo rinviati da parte Nostra, ma crediamo a ragione visto l’esito della normativa.
Sottolineamo che le sanzioni sono state inasprite ed allargate a tutti i settori di attività (anche le ditte familiari, che con la vecchia normativa ne erano escluse, adesso devono ottemperare agli obblighi).
Per quanto riguarda la formazione si specifica che:
  1. Adesso la formazione non potrà essere effettuata da semplici soggetti, ma solo da enti accreditati o professionisti qualificati nella specifica materia;
  2. La nomina esterna del Responsabile della Sicurezza dovrà essere certificata da attestazione di formazione certificata;
  3. Si è dato un termine agli attestati di formazione, quali ad esempio, primo soccorso, oppure responsabile della sicurezza, con obbligo di aggiornamento; etc…:
Per la parte documentale ne indichiamo “una per tutte“: la sola mancanza dei verbali di aggiornamento interni di qualsiasi attività sarà soggetta a sanzione !
In considerazione di quanto detto, Vogliamo specificare, che la cosa importante è soprattutto “non fare cose di cui l’attività non rientra negli obblighi“. Per qualsiasi informazione o semplice domanda siamo a vostra disposizione.
Per le aziende che ne faranno richiesta, sarà programmata un verifica della documentazione.
Buon lavoro
C.S.A.-SAPI sas

Dove e da chi devono essere tenuti i libri paga e matricola – Corte di Cassazione sentenza 18255 del 28/08/2007

Fonte: Newsfood

Cassazione – Sezione lavoro, sentenza del 29 agosto 2007, n. 18255

Libri paga e matricola – Dove e da chi devono essere legittimamente tenuti

Possono NON essere istituiti in ogni luogo dove si svolge il lavoro dell’impresa

La Cassazione – Sezione lavoro, con sentenza del 29 agosto 2007, n. 18255 ha chiarito che i libri paga e matricola non devono essere istituiti in ogni luogo di lavoro, rigettando così quelle argomentazioni della Direzione del lavoro secondo cui tali documenti devono essere istituiti in ogni luogo di lavoro ed esibiti ad ogni richiesta dell’istituto assicuratore.
Secondo la Corte di Cassazione il Dpr 1124/1965 impone al datore di lavoro di tenere un libro paga e un libro matricola ma in esso non vi sono contenute “indicazioni topografiche“: in altre parole il datore di lavoro può depositare tali libri presso un consulente del lavoro a condizione che una copia degli stessi sia depositata presso il datore di lavoro. E’ tenuto però a presentarli ad ogni richiesta degli ispettori.

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Età minima per l’accesso al lavoro: pubblicato il regolamento

Fonte: NewsFood

Attuazione dei commi 622-624 Legge Finanziaria 2007

Età minima per l’accesso al lavoro : pubblicato in G.U. il regolamento in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione

Considerazioni alla luce della nota del Ministero e del regolamento

di Matteo Mazzon

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 202 del 31 agosto 2007 è stato pubblicato il decreto n. 139 del 22 agosto 2007 di approvazione del regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1, comma 622, della legge 296/2006 (di seguito Finanziaria 2007). A fronte della nota prot. 9799 del 20 luglio 2007 con la quale il Ministero del Lavoro ha fornito istruzioni in merito all’età minima di ammissione al lavoro e della pubblicazione del predetto decreto sono opportune alcune considerazioni.

Il requisito dell’età minima per l’accesso al lavoro è stato più volte rivisto nel corso degli anni. Da ultimo il comma 622 della Finanziaria 2007 dispone che “L’istruzione impartita per almeno dieci anni e’ obbligatoria ed e’ finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di eta’. L’eta’ per l’accesso al lavoro e’ conseguentemente elevata da quindici a sedici anni” e che “L’innalzamento dell’obbligo di istruzione decorre dall’anno scolastico 2007/ 2008″.

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Part-time più libero e flessibile dopo l’accordo sul CCNL turismo

Fonte: NewsFood.com

Accordo del 27 luglio 2007

Turismo : part-time più libero e flessibile dopo l’accordo

Aumenta l’appetibilità dell’istituto

Matteo Mazzon – 31/08/2007

Con la firma dell’accordo il 27 luglio scorso tra Federalberghi, Fipe, Faita, Fiavet e Federreti con l’assistenza di Confcommercio, e Filcams, Fisascat e Uitucs vengono introdotte significative novità per ciò che riguarda la regolamentazione del contratto a tempo parziale, stabilendo tra l’altro le modalità della prestazione del lavoro part-time per quanto concerne l’apposizione delle clausole elastiche e flessibili (non previsto dal precedente ccnl)1.

Il rapporto di lavoro a tempo parziale è considerato da tutti un mezzo idoneo ad agevolare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro nonché ad adattare le esigenze imprenditoriali con quelle dei lavoratori.
Per lavoro a tempo parziale si intende il rapporto di lavoro prestato con orario ridotto rispetto a quello normale. L’assunzione con rapporto di lavoro a tempo parziale si realizza con le seguenti modalità:

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Disciplina ed aspetti fiscali del cosiddetto “lavoro in affitto”

Fonte: FiscoOggi

Tra normativa civilistica e tributaria

Il lavoro “in affitto”. Disciplina e aspetti fiscali

Le regole per la “gestione” del rapporto triangolare che si instaura con la stipula del contratto

Con la stipula del contratto di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo (cosiddetto “lavoro interinale“), disciplinato dalla legge 196/1997, si instaura un rapporto triangolare fra(1):

  1. un’impresa “fornitrice” di lavoro temporaneo(2), che assume e retribuisce uno o più prestatori di lavoro temporaneo
  2. un’impresa “utilizzatrice“(3), che impiega uno o più prestatori di lavoro temporaneo corrispondendo un compenso all’impresa fornitrice
  3. uno o più prestatori di lavoro temporaneo.

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Sicurezza sul lavoro e chiusura dell’attività: il ricorso

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

Nel precedente articolo abbiamo detto che una volta ricevuto il provvedimento di sospensione dell’attività è possibile chiedere alla Direzione Provinciale del Lavoro la revoca del provvedimento che, può essere concessa, se ce ne sono i motivi in via di autotutela. Oltre a ciò l’imprenditore, se vuole affrontare la strada del contenzioso, ha tre vie possibili da percorrere e, cioè, il ricorso gerarchico, il ricorso giurisdizionale (al T.A.R.) e il ricorso straordinario al Capo dello Stato.

IL RICORSO GERARCHICO

Puo’ essere proposto, in unico grado, e contro provvedimenti non definitivi, all’autorità amministrativa gerarchicamente superiore a quella che ha emesso l’atto (nel caso in esame, alla Direzione Regionale del Lavoro competente per territorio) per motivi di legittimita’ o di merito.
Va proposto entro 30 giorni dalla notifica dell’atto o da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza, nei casi in cui la notifica non sia obbligatoria.

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Sicurezza sul lavoro e chiusura dell’attività: le istruzioni

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

La nuova legge sulla sicurezza sul lavoro (l. 123 del 3 agosto 2007) prevede la possibilità di sospendere un’attività imprenditoriale.
La sospensione è disposta nei seguenti casi:

  1. Se viene riscontrato l’impiego di personale non risultante da scritture o altra documentazione obbligatoria in misura superiore al 20%.
  2. In caso di reiterate violazioni della disciplina sul superamento dei tempi di lavoro e riposo.
  3. In caso di reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

L’art. 5 della legge sulla sicurezza prevede la comunicazione del provvedimento di sospensione alle amministrazioni competenti, le quali ultime “dovranno emanare un provvedimento interdittivo” alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni e alla partecipazione a gare pubbliche.
Il provvedimento interdittivo avrà durata pari alla sospensione dell’attività dell’impresa e può essere allungato per un secondo periodo di tempo non inferiore al doppio della durata della sospensione e comunque non superiore a due anni.

La nuova legge sulla sicurezza entra in vigore sabato 25 agosto 2007.

Appena prima dell’entrata in vigore della legge, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha emanato la circolare prot. 0010797 del 22 agosto 2007 con la quale ha chiarito gli aspetti applicativi della legge, stabilendo che:

  1. La nuova legge trova applicazione per tutte le attività imprenditoriali e non solo per le imprese edilizie, come era precedentemente previsto dal D.L. 223/2006.
  2. Il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale può essere adottato dal personale ispettivo del Ministero Del Lavoro e dal personale ispettivo delle AA.SS.LL.
  3. Nel conteggio del 20% dei lavoratori in nero va ricompresso anche il personale extracomunitario clandestino (per il quale si applica anche la maxisanzione prevista dall’art. 36 bis del D. L. 223/2006).
  4. Nell’applicazione del provvedimento viene riconosciuto un potere discrezionale agli ispettori, i quali dovranno sempre tenere presente il fine della legge che è quello di garantire l’integrità psico-fisica dei lavoratori.
  5. Il provvedimento di sospensione dell’attività deve essere trasmesso ai Carabinieri, alla Questura e al Comune del luogo dove è situata l’unità produttiva oggetto dell’interdizione, che dovranno controllare l’osservanza del provvedimento.
  6. L’inosservanza del provvedimento di chiusura costituisce reato penale (art. 650 c.p.) e viene punito con l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino ad euro 2.056,00.
  7. Il personale ispettivo dovrà assegnare al contravventore un termine per regolarizzare le violazioni accertate. Fermo restando il termine impartito con il provvedimento di sospensione, il datore di lavoro potrà procedere subito alla regolarizzazione al fine di ottenere la revoca della sospensione.
  8. La revoca del provvedimento si potrà ottenere solo dopo aver regolarizzato tutti i lavoratori in nero, registrandoli sui libri obbligatori , versando tutti i contributi previdenziali ed assistenziali anche arretrati, e applicando la normativa sulla sicurezza del lavoro. Inoltre dovranno essere ripristinate tutte le condizioni legali sui tempi di lavoro, sui riposi giornalieri e settimanale . Infine dovrà esser pagata una sanzione amministrativa aggiuntiva pari ad un quinto di quello complessivamente irrogate.
  9. E’ prevista la possibilità di impugnare il provvedimento in via gerarchica presso le Direzione Regionali del Lavoro territorialmente competenti, e, ovviamente, la possibilità della Direzione Provinciale del Lavoro di revoca o sospensione del provvedimento in sede di autotutela.

La “morte bianca” è spesso un incidente stradale

Fonte: Lavoce.info – articolo di Giampaolo Galli

In base ai dati Inail, gli infortuni stradali sono di gran lunga la prima causa delle cosiddette morti bianche. A essi è riconducibile circa la metà dei morti sul lavoro. (1)

Strade pericolose

Della rilevanza del fenomeno degli incidenti stradali come causa delle morti bianche si è preso pienamente atto solo di recente, in particolare a seguito della ristrutturazione delle procedure Inail di acquisizione dei dati sulla base della metodologia Esaw (European Statistics on Accidents at Work). La messa a regime del nuovo sistema è stata effettuata nell’anno 2005.

Ne è emerso che 638 dei 1.280 infortuni mortali denunciati all’Inail derivano da infortuni stradali.

Infortuni mortali sul lavoro (anno 2005)

 

Valori assoluti

Composizione percentuale

Riconducibili

a incidenti stradali

638

49,8

(di cui: nel percorso casa-lavoro)

(280)

(21,8)

Altri

642

50,2

Totale

1280

100

Fonte: Inail

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Provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale – Prime istruzioni operative al personale ispettivo – Legge n. 123/2007

Fonte: Ministero del Lavoro

Con lettera circolare del 22 agosto 2007 il Ministero fornisce i primi importanti chiarimenti sul nuovo provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale previsto dall’art. 5 della L. n. 123/2007 – (Gazzetta Ufficiale). Il nuovo provvedimento interdittivo, che oltre al personale ispettivo del Ministero del lavoro spetta agli ispettori delle AA.SS.LL., potrà trovare applicazione ogni qual volta si ricorra a lavoro “nero“, si violi la normativa in materia di tempi di lavoro e riposi ovvero la normativa in materia di sicurezza e salute del lavoro.

I chiarimenti riguardano in particolare il campo di applicazione della nuova disciplina, i criteri di esercizio del potere e le condizioni di revoca del provvedimento, fra cui quella concernente “il pagamento di una sanzioni aggiuntiva pari ad 1/5 delle altre sanzioni complessivamente irrogate“.

Lettera circolare
Allegato 1
– provvedimento di sospensione della attività imprenditoriale
Allegato 2 – istanza di revoca del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale

La maxisanzione per l’impiego di personale “in nero”.

Fonte: Consulenza Lavoro

Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, circolare 4 luglio 2007, prot. 8906

I chiarimenti dal Ministero
Il Ministero del Lavoro, con la circolare del 4 luglio 2007, ha risposto alle richieste di chiarimenti relative alla maxisanzione prevista per i datori di lavoro che impiegano personale “in nero”.

Applicabilità della maxisanzione per impiego di extracomunitari clandestini
Il Ministero ha spiegato che l’applicazione della maxisanzione è compatibile all’applicazione sanzione penale prevista dal D.Lgs 286/1998, che prevede l’arresto da 3 mesi a un anno.
Secondo il Ministero, infatti, la sanzione penale è finalizzata alla disciplina dei flussi migratori di lavoratori extracomunitari e a contrastare la permanenza di clandestini sul territorio nazionale, mentre la sanzione amministrativa punta a contrastare il lavoro sommerso “tout court”.

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