Patto per Napoli: diciotto mesi per rilanciare lo sviluppo del capoluogo. L’Ascom Procida propone un patto per Procida.

Un tavolo intorno al quale riunire le Istituzioni e le Forze Sociali per lavorare insieme alla rinascita della città. L’Ascom-Confcommercio lancia l’idea di un Patto per il rilancio di Napoli intorno ad alcune questioni decisive per il futuro della città :

riorganizzazione della macchina comunale, con priorità assoluta per la riforma della Polizia Municipale, strumento essenziale per garantire il rispetto delle regole e quindi il buon funzionamento e la qualità della vita della città.;
Bagnoli;
Portualità Turistica;
la programmazione dei cantieri in città, per eliminare lo sconcio dei “lavori eterni”;
la riqualificazione per singole aree, del Centro Storico, con individuazione delle priorità.

Il Patto dovrà contenere impegni operativi precisi per ciascun sottoscrittore ed un cronoprogramma puntuale per le azioni più urgenti, con un termine massimo di 18 mesi per tutti gli interventi.

“ Il tempo delle polemiche, pur giustificate dallo stato penoso in cui versa la città, deve fare spazio a una fase di piena assunzione di responsabilità e di operatività concretadichiara Antonio Pace, Presidente Ascom – “Siamo pronti – prosegue Pace – a mettere da parte le critiche, pur legittime, ed ad aprire un tavolo che definisca rapidamente i rispettivi impegni ed il programma operativo, nonché a fornire la massima collaborazione nell’interesse della città, purché sia chiaro un principio : chi non manterrà gli impegni dovrà farsi da parte.

“Inoltre, è indispensabile uno sforzo congiunto per individuare e rimuovere, anche con l’aiuto del Governo, gli ostacoli al conseguimento di tali obiettivi, siano essi di natura burocratica o di altro tipo. Diciotto mesi possono essere sufficienti per realizzare o avviare a compimento gran parte di questo programma. Raggiunta questa scadenza si potrebbe andare al voto : sarebbe una scelta razionale accorpare elezioni comunali e regionali”. “Invitiamo perciò” – conclude Pace – “le Istituzioni e tutte le forze sane della città a sedersi subito al tavolo per verificare quale può essere il contributo concreto di tutte le parti al conseguimento di tali obiettivi”.

Anche alla luce di quanto accade a Napoli,  l’Ascom Confcommercio di Procida, facendo lo stesso tipo di analisi,  chiede e promuove la necessità di un incontro tra forze politiche, sociali, economiche, culturali dell’isola perchè si confronti su obiettivi che possano essere realizzati.

Siamo consapevoli delle grandi difficoltà in cui versa l’isola, per l’acuirsi della crisi nazionale ed internazionale, ma siamo altresì convinti che solo attraverso il confronto tra tutte le forze sane del paese si possano, anzi si debbano cercare strumenti, azioni, strategie, iniziative, e quant’altro per cercare di ridurre al minimo gli effetti negativi di questa situazione.

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Rifiuti: Federalberghi Campania e L’Ascom Procida sollecitano le Istituzioni nazionali e locali

Anche i massimi rappresentanti della federalberghi regionale, si sono attivati direttamente con il Presidente del Consiglio per chiedere sostegno in questo difficilissimo momento del turismo in Campania.

Anche Procida, oltre ai quotidiani rapporti con il Sindaco Lubrano, ha avanzato analoghe richieste sia presso l’assessore provinciale al turismo Giovanna Martano, che presso gli assessorati regionali al turismo e al commercio.

Qui di seguito pubblichiamo i testi delle richieste dell’Ascom Procida e dei rappresentanti della Federalberghi regionale.

Spett.le
Assessorato al Agricoltura e alle Attività Produttive della Regione Campania,
e Cortesi Ass.re Cozzolino,
e Dott. Caronte,

approfitto della Vs attenzione e disponibilità per chiedervi un’ incontro con i rappresentanti dell’AscomConfcommercio di Procida, che fanno seguito a quelli intercorsi in passato, visto la Vs grande disponibilità verso le vicende di Procida, sopratutto di promozione e rilancio commerciale della Ns isola.
Per questo motivo, Vi chiediamo di poterci incontrare, oltre che per ristabilire un rapporto tra la Regione Campania e l’associazione di categoria che rappresento sui temi del commercio e delle attività produttive per cercare insieme proposte, soluzioni, iniziative e quant’altro si possa mettere in campo sopratutto in questo momento così difficile.

Il Presidente Ascom Confcommercio di Procida
Eugenio Michelino

Spett.le
Assessorato al Turismo e ai beni culturali della Regione Campania,
e Cortese Ass.re Velardi;

approfitto della Vs attenzione e disponibilità per chiederle un’ incontro con i rappresentanti dell’AscomConfcommercio di Procida, che fanno seguito a quelli intercorsi con il Vs predecessore, che aveva dimostrato molta disponibilità verso le vicende di Procida, sopratutto di promozione e rilancio turistico della Ns isola.
Per questo motivo, Le chiediamo di poterci incontrare, oltre che per ristabilire un rapporto, speriamo continuo, tra la Regione Campania e l’associazione di categoria che rappresento sui temi del turismo e della cultura in genere, per cercare insieme proposte, soluzioni, iniziative e quant’altro si possa mettere in campo sopratutto in questo momento così difficile.

Sicuro della Vs attenzione e speranzoso nella Vs disponibilità le invio i più cordiali saluti e la invito fin da ora a venire a trovarci a Procida, per conoscere e vedere da vicino la realtà turistico, culturale e imprenditoriale della ns isola.

Il Presidente Ascom Confcommercio di Procida
Eugenio Michelino

Fonte: Confcommercio.

Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Campania, e Pasquale Gentile, presidente di Federalberghi Napoli, hanno incontrato a Napoli il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in occasione della ‘visita’ settimanale promessa in campagna elettorale.

Iaccarino e Gentile hanno esposto a Berlusconi l’emergenza che il turismo napoletano e l’intera regione stanno purtroppo vivendo, sollecitandolo ad assumere urgentemente misure idonee a salvaguardare sia i livelli occupazionali del settore sia a far fronte alla crisi economica che ormai da mesi attanaglia le imprese ricettive.
Iaccarino e Gentile hanno quindi consegnato nelle mani del presidente del Consiglio un documento che riassume tecnicamente le richieste delle categorie turistiche. Il premier ha assicurato che il tema turismo priorità dell’Esecutivo, tanto che il sottosegretario Brambilla sta lavorando ad un progetto di rilancio dell’immagine turistica non solo dell’Italia ma anche e soprattutto di Napoli e della Campania.

Crisi dei rifiuti: indagine Unioncamere Isnart sui danni al turismo

L’EMERGENZA AMBIENTALE IN CAMPANIA: INIZIATA NEL 2007 CON UN CALO DI PRESENZE DI CIRCA IL 5% E UNA PERDITA DI FATTURATO DI 64 MILIONI DI EURO,PEGGIORA NEL 2008 QUANDO BEN IL 75% DEGLI OPERATORI DICHIARA UN PEGGIORAMENTO DELLA SITUAZIONE RISPETTO AI PRIMI MESI DEL 2007.

L’emergenza ambientale ha determinato importanti ripercussioni che colpiscono il settore turistico, ma anche l’immagine complessiva della regione Campania. In sintesi sono stati evidenziati alcuni dei principali effetti.

Una maggiore instabilità del risultato economico d’esercizio delle imprese campane, registrato sia nel 2007 ma soprattutto nei primi mesi del 2008, che vedono un generale peggioramento della situazione. In particolare è la provincia di Caserta ad aver subito un rallentamento più evidente dell’andamento economico d’esercizio, seguita da Benevento.

Sono gli agriturismo, che fanno della integrità dell’ambiente naturale il loro punto di forza, ad averne risentito maggiormente, mentre le difficoltà dei ristoratori e degli albergatori sembrano emergere negli ultimi mesi. Tra le aree prodotto le città sono quelle che risentono maggiormente dell’emergenza ambientale, mentre le destinazioni balneari sembrano quelle meno toccate dalla crisi.

Considerando specificatamente l’andamento economico delle strutture ricettive, coinvolte nell’indagine, si stima che nell’anno 2007 si sia verificato un calo di circa 650 mila presenze. In termini economici tale fenomeno ha generato una perdita di fatturato di 64 milioni di euro per le imprese ricettive.

Una contrazione della domanda turistica. Oltre 12 milioni di italiani (circa un quarto della popolazione) dichiarano che l’emergenza rifiuti sta influenzando la scelta della Campania come destinazione di vacanza, e anche gli operatori confermano un calo evidente sia sul mercato italiano che su quello straniero (in particolare dalla Germania e dagli Stati Uniti).

Sul turismo organizzato internazionale le conseguenze più evidenti si sono manifestate con un certo ritardo. Infatti, nel 2007 il numero delle disdette è stato contenuto, ma sin dai primi mesi del 2008 si è registrato un calo rilevante delle vendite. Un altro dato significativo, confermato dagli operatori internazionali, è che il problema dei rifiuti ha inciso su tali variazioni non solo in Campania, ma è stato generalizzato a tutto il mercato nazionale, sebbene con effetti più contenuti.

Rispetto alle tipologie di vacanzieri, l’emergenza ambientale colpisce nettamente il segmento leisure e, invece, influisce di meno su quello business. Un’ influenza sull’immagine della Campania, che la grande maggioranza degli operatori ritiene decisamente danneggiata dall’emergenza rifiuti.

Scarica l’indagine completa in formato .pdf

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Rifiuti, Pace a Berlusconi: subito lo stato di calamità; le iniziative di Ascom Procida

All’indomani dell’insediamento del Governo l’Ascom di Napoli lancia un appello al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi affinchè vada subito incontro alle esigenze dei commercianti napoletani, oggi più che mai sull’orlo della crisi economica.

Chiediamo – ha dichiarato infatti il presidente provinciale Antonio Pace – che lo Stato ci riconosca nel più breve tempo possibile lo stato di calamità, perché già la prossima scadenza fiscale sarà estremamente dura da affrontare per tutti gli operatori del commercio della città. Molti infatti non saranno in condizione di pagare le imposte e vorremmo tutti sapere di chi è la colpa. Nel corso della campagna elettorale Berlusconi ha dichiarato più volte che la situazione di Napoli sarebbe stata una delle sue priorità, ci auguriamo quindi che intenda mantenere le promesse che del resto ha ribadito anche negli ultimi giorni. Non è possibile che ad otto mesi dall’inizio delle trattative per il sito di Acerra nessuno sappia ancora nulla del bando o degli altri dettagli, né tanto meno che il Comune deleghi ad altri le proprie competenze senza poi assumersi di rimando altre responsabilità. Questo stato di cose è inaccettabile, fin qui ci siamo astenuti dall’intraprendere iniziative di protesta per un senso di responsabilità e di correttezza che purtroppo non è stato corrisposto dalle istituzioni. I commercianti napoletani e della provincia di Napoli sono ormai esausti e pronti a dire la loro, tramite i propri referenti o tramite manifestazioni atte a dimostrare il disagio generale della categoria”.

Sempre in tema di emergenza rifiuti, il presidente del centro commerciale aderente all’Ascom del Vomero e Arenella Enzo Perrotta ha chiesto di spostare la scadenza per il pagamento della tassa sui rifiuti decidendo anche la diminuzione dell’importo. In caso contrario saranno presentati ricorsi per il rimborsoche la commissione tributaria ha accettato per altri cittadini“.

E’ la richiesta di Enzo Perrotta, presidente del centro commerciale Vomero Arenella di Napoli, che annuncia “lo sciopero del pagamento della Tarsu iniqua” come possibile forma di protesta.
Il commercio napoletano – sostiene – sta attraversando una crisi di consumi senza precedenti aggravata dai danni indotti dalla crisi dei rifiuti“.

Anche l’Ascom Procida sta valutando alcune possibili iniziative per il nostro territorio, che oltre a risentire della vicenda napoletana e campana, ha anche problemi suoi particolari, dovuti ad una scellerata gestione della società di raccolta dei rifiuti che perdura da troppo tempo ormai.

Sono allo studio da una parte possibili ricorsi giurisdizionali collettivi ed individuali di risarcimento danni (è aperto uno sportello legale ad hoc presso l’Ascom di Napoli), dall’altra richieste di interventi straordinari a tutte le istituzioni locali per iniziative di promozione e di rilancio del turismo e del commercio ed ancora in quest’ottica si colloca anche la proposta della Camera di Commercio di Napoli che attraverso la Confcommercio del capoluogo partenopeo prima e poi l’Ascom Procida, hanno avviato un confronto con il Comune di Procida e la sua popolazione per una soluzione strutturale dello smaltimento dei rifiuti, l’ormai famoso dissociatore molecolare.

Al di là di quella che possa essere la scelta che l’isola intende fare, dissociatore o rilancio e sviluppo di una fortissima differenziata, emerge con nettezza la necessità che ormai ogni comunità debba responsabilizzarsi sulla questione dei rifiuti, che non sia più possibile scaricare per intero la responsabilità su altre comunità, su altre popolazioni.

E’ ormai chiaro il principio che deve governare i nostri comportamenti individuali e collettivi su questo tema : chi produce rifiuti inquina e pertanto deve provvedere anche al loro smaltimento.

Il nostro impegno quotidiano, non solo da oggi, ma dall’inizio del mandato di Eugenio Michelino, è sempre stato continuo e costruttivo, perchè volto alla ricerca di soluzioni che siano strutturali, compatibili con il nostro territorio, adeguate e proporzionate alle nostre possibilità , come testimoniano anche i verbali delle riunioni della commissione comunale sui rifiuti che tra alti e bassi ha comunque lavorato nei mesi passati, fino all’ennesima emergenza di quest’ultimo periodo.

Il prossimo martedì, nell’assemblea convocata presso la stazione marittima, si parlerà anche di questi temi, nella speranza e nella convinzione che anche gli operatori commerciali facciano proprio il principio fondamentale per cui la prima vera rivoluzione è quella che deve avvenire nelle nostre coscienze, solo dal nostro impegno quotidiano, nella vita di ogni giorno, nel nostro lavoro, nelle scelte professionali e non, occorrono intenzioni ed azioni volte a produrre meno rifiuti possibili, e la dove siamo inevitabili dobbiamo preoccuparci del loro smaltimento.

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Viaggio al termine della “Munnezza”

Con questo aritocolo di Antonio Massarutto tratto da www.lavoce.info iniziamo un percorso di riflessione sul drammatico temi dei rifiuti, che ormai da troppo tempo congestiona la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, i nostri pensieri.

Nella convinzione  che su questa questione bisogna sempre privilegiare il dialogo e la responsablità perchè il principale obiettivo è cercare di realizzare una soluzione ordinaria,  duratura, compatibile e proporzionata alla nostra realtà di un normale processo di smaltimento dei rifiuti che produciamo.

Fonte: www.lavoce.info

di Antonio Massarutto 06.05.2008

Primo Consiglio dei ministri a Napoli, all’ordine del giorno la crisi dei rifiuti. Ma anche per il nuovo governo non sarà facile trovare una soluzione definitiva. Nel frattempo, la situazione è lontana dalla normalità: si cerca ancora un rimedio temporaneo per far fronte all’emergenza. Intanto, però, il capitale di fiducia dei cittadini nelle istituzioni è stato dissipato e il denaro sperperato per operazioni clientelari o conniventi. Da questa situazione si uscirà con enormi difficoltà, grande pazienza, nervi saldi e soprattutto tempi lunghi.

E così, a quanto pare, il primo Consiglio dei ministri si terrà a Napoli e avrà all’ordine del giorno la crisi dei rifiuti. Non vorrei fare l’uccello del malaugurio, ma temo che il nuovo governo incontrerà delle difficoltà quando si accingerà a trovare la soluzione. Specialmente se ritiene di poterla imporre manu militari. Nel frattempo, la situazione all’ombra del Vesuvio è ancora lontana dalla normalità, nonostante le vagonate caricate sui treni e destinate un po’ qua un po’ là nel Nord Europa. Si ricerca ancora un rimedio temporaneo per far fronte all’emergenza; figuriamoci soluzioni più strutturali.

I RIFIUTI DI MILANO

L’aspetto paradossale dell’intera vicenda è che le misure da adottare sarebbero in fondo semplici. Basterebbe imparare da chi una crisi simile l’ha sfiorata, con punte meno drammatiche ma con termini della questione assai simili: Milano. Anche la capitale morale d’Italia, una dozzina di anni fa, era presa alla gola dalla scarsità di impianti, dopo che l’ennesima proroga all’ennesima discarica ennesimamente precettata con ordinanza della Regione scatenò la rivolta. Ne uscì con una soluzione di lungo termine – la messa in opera di un sistema di raccolta differenziata e la realizzazione di un sistema di termovalorizzatori – e, nel tempo necessario per costruire gli impianti e il consenso, con un espediente degno di Totò e Peppino: l’ormai celebre impianto Maserati, che avrebbe dovuto ricavare dalla ruera ammendanti agricoli (compost) e combustibile da destinare ad attività industriali come i cementifici. In realtà, che io sappia, nemmeno un grammo di compost e di cdr fu mai recuperato. I materiali in uscita dall’impianto, in compenso, cambiavano etichetta, trasformandosi in rifiuti industriali e potendo così essere inviati in tutta Italia, Campania compresa, destinandoli a un ampio ventaglio di soluzioni alternative, dai ripristini ambientali alle massicciate stradali, e come ultima risorsa alla discarica.
In modo formalmente del tutto legale, si noti bene, sfruttando il fatto che per i rifiuti speciali, a differenza degli urbani, vale un regime di libero mercato. (1) Della società mista che gestì all’epoca l’impianto di “camuffaggio”, molto opportunamente, erano partner alcune delle principali imprese che operavano discariche per rifiuti speciali sul territorio nazionale – un’assicurazione sul fatto che una destinazione sarebbe comunque stata garantita. A voler dire proprio tutta la verità, nessuno può giurare che qualche “ecoballa” milanese non abbia preso destinazioni meno ortodosse, tra un intermediario e un cambio di codice merceologico. (2)
Ma il tempo guadagnato con questo stratagemmaè stato poi speso bene, gli impianti “veri” sono stati realizzati senza ritardi, la raccolta differenziata è stata sviluppata adeguatamente, perfino la “sindrome Nimby” si è dimostrata un ostacolo superabile. Anche qui la ricetta non è in fondo così complicata: mettere la gente di fronte ai propri problemi, eliminare dall’orizzonte l’idea di poter contare sul giardino di qualcun altro, condividere con i cittadini l’informazione su quali siano gli spazi entro cui cercare la soluzione, fare sopportare i costi a chi ne è la causa, riconoscere la serietà delle ragioni di chi inevitabilmente finirà per ricevere le maggiori conseguenze impattanti, e ricercare un compromesso con loro.

GLI IMPIANTI NON BASTANO

Le ragioni per cui Napoli non è ancora riuscita a copiare questa semplice ricetta sono state discusse fino alla nausea. Con le ecoballe ci aveva pure provato, dimenticandosi però il tassello decisivo: assicurare in partenza il destino delle stesse, stringendo alleanza con gli smaltitori di rifiuti speciali. Si è puntato invece tutto, con errore non sappiamo dire quanto involontario, sull’aspetto impiantistico, immaginando un mercato per il cdr e il compost che non c’è, non c’è mai stato e probabilmente mai ci sarà. Si è dimenticato che oltre all’hardware degli impianti è importante anche il software rappresentato dal “capitale sociale”: collaborazione dei cittadini alla raccolta differenziata, dialogo pubblico e aperto sulle soluzioni, costruzione del consenso basata, in primo luogo, sulla dimostrazione della propria capacità di meritare la fiducia.
Anche gli intrecci tra la munnezza e i ben più lucrosi rifiuti industriali tossici, dei quali stranamente non si parla quasi mai, sono stati abbondantemente chiariti. Come mostrano le inchieste parlamentari e i rapporti di Legambiente e Arma dei Carabinieri, la presenza contemporanea nella gestione dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi ha consentito lucrosi (quanto criminali) arbitraggi: mentre gli impianti autorizzati per i rifiuti industriali rilasciavano certificazioni di corretto smaltimento, questi venivano in realtà stoccati nei molto più capienti e tecnicamente molto più semplici impianti per urbani, quando non direttamente sul suolo spacciandoli per ammendanti agricoli o materiali di riempimento. (3)

LE COLPE DEL SISTEMA

Discutere sulle colpe e le responsabilità individuali è consolatorio, ma ozioso. Mai come in questo caso, a mio parere, il male non tocca tanto le singole persone, quanto il sistema. Un sistema in cui il capitale di fiducia dei cittadini nelle istituzioni è stato dissipato, il denaro sperperato per operazioni clientelari o conniventi. Un cocktail micidiale di incapacità, ignoranza, malafede, pressappochismo, tirare a campare, che ha fatto da schermo alle ben più lucrose operazioni gestite dalla malavita organizzata. Un sistema in cui nessuno è innocente, nemmeno quei cittadini che oggi strepitano in piazza contro gli impianti – quegli stessi impianti che si fanno in tutta Europa ormai anche nelle aree residenziali, tanto sono sicuri – e invece se ne sono stati zitti per quindici anni, quando tutto il mondo sapeva cosa stava succedendo al sottosuolo campano nelle mani della camorra. Quella stessa camorra che dal protrarsi dell’emergenza non può che trarre vantaggio, vedendo salire alle stelle il prezzo delle poche discariche ancora in esercizio.
Da questa situazione si uscirà con enormi difficoltà, grande pazienza, nervi saldi e soprattutto tempi lunghi. Che il Cavaliere voglia provarci in prima persona è certo encomiabile, ma controproducente. Primo, perché non è con il veni, vidi, vici che si potrà mai combinare qualcosa. Secondo, perché anche se mai ci riuscisse nel breve, rischia tuttavia di cristallizzare all’infinito il meccanismo diabolico che rende la Campania incapace di provvedere da sola come tutte le altre Regioni, assuefacendola alla droga del commissariamento straordinario, al ritmo – si dice – di 200mila euro al giorno. I tedeschi, attenti all’ambiente almeno quanto agli affari, stanno intanto pensando di realizzare un impianto nuovo di zecca dedicato interamente al munifico cliente campano. Napoli chiagne e fotte, il contribuente italiano paga, Berlino incassa. Un triangolo perfetto.
Per uscire dalla crisi la Campania ha bisogno soprattutto di diventare adulta. Volendo, ha le risorse per farlo. Bisogna far leva su quel poco di orgoglio ancora rimasto, rilanciando con un investimento a lungo termine sull’immagine della città, magari sfidando ingegneri e architetti a costruire l’impianto più bello del mondo, come propone Sergio Ascari nel commento a un mio precedente articolo, facendolo più in centro che si può, più sfrontato e munnezzaro che si può, come una cicatrice che ricordi per sempre ai napoletani questo drammatico inverno 2007-2008, ma insieme rappresenti un simbolo di rinascita e di coscienza civica. Lo ha fatto col pallone, precipitando in serie C e ritornando in serie A. Lo può fare anche con i rifiuti, senza bisogno di San Gennaro, ma rimboccandosi le maniche e facendo come tutti gli altri.
Nel frattempo, se non è chiedere troppo, non sarebbe male se fossero i cittadini napoletani a farsi carico dei costi astronomici necessari per trasferire altrove ecoballe e affini. Chissà mai che, a forza di pagare fatture triple o quadruple rispetto al resto d’Italia, anche da quelle parti non si cominci a usare il rasoio di Occam e a desiderare un bel bagno nella sana, grigia, consolante normalità.

(1)Ai sensi della legge, oggi compendiata nel Dlgs 152/06, la gestione dei rifiuti urbani deve sottostare alle prescrizioni del piano regionale e provinciale, che prevede tra l’altro la destinazione dei flussi raccolti a determinati impianti e impone il cosiddetto “principio di prossimità e autosufficienza”: gli impianti devono essere situati nell’ambito territoriale da cui i rifiuti provengono, di solito la provincia. Il detentore di rifiuti speciali, invece (tutte le imprese industriali e commerciali) è solo obbligato a disfarsene in modo lecito, rivolgendosi a un operatore autorizzato, che però potrebbe trovarsi ovunque (con qualche vincolo, peraltro insufficiente, per assicurare il controllo). Il gestore di un impianto di smaltimento per rifiuti urbani previsto dal piano regionale, da questo punto di vista, è un’impresa come tutte le altre. Dagli impianti escono comunque scarti che devono poi essere smaltiti (per esempio, le ceneri di combustione nel caso dei termovalorizzatori; i sovvalli derivanti dalla selezione secco-umido). Il compost e il cdr dovrebbero teoricamente trovare un mercato, tuttavia la loro bassissima qualità li rende idonei al più per impieghi al confine tra il recupero e lo smaltimento (per esempio, uso del compost come terra di copertura delle discariche o per il ripristino delle cave dismesse). Quando non trovano neppure questi impieghi, sono rifiuti a tutti gli effetti, come avviene nel caso in cui a un’impresa industriale capiti di produrre merci deperibili e invendute, di cui deve poi disfarsi.
(2)Il meccanismo, diabolico ma abbastanza semplice, è infatti obiettivamente molto difficile da controllare anche per chi volesse fare tutto nella massima correttezza. Il possessore dei rifiuti se ne libera cedendoli a un operatore autorizzato; tra questo e le attività di destinazione vi sono di solito numerosi passaggi intermedi nei quali i rifiuti vengono trattati, miscelati, manipolati, sempre da operatori autorizzati che si rilasciano l’un l’altro attestati e bolle che comprovano il passaggio. Il fine di queste attività è corretto: permettere di ricavare dai rifiuti indistinti materiali con caratteristiche più precise, tali da poterli impiegare in qualche attività secondaria o, alla peggio, avviarli a forme di smaltimento più specifiche. La normativa prevede i criteri per la classificazione merceologica, stabilendo quali materiali possono essere destinati a quale tipologia di impianti, se e come possono essere movimentati, a chi possono essere ceduti. È intuibile tuttavia che in questa serie di passaggi, difficilmente controllabili, c’è spazio per comportamenti illeciti, che traggono linfa dal fatto che la classificazione dei materiali è almeno in parte opinabile, e con opportune miscelazioni è possibile far cambiare codice anche alla peggior sostanza tossica.
(3)Si veda Legambiente e Arma dei Carabinieri, 2005, “Rifiuti Spa. Radiografia dei traffici illeciti”, Roma. Il testo integrale del rapporto può essere scaricato da http://www.legambiente.it. Gli atti della commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le attività illecite a esso connesse sono integralmente disponibili sul sito della Camera dei Deputati: http://www.camera.it.

Rifiuti, prime iniziative dell’Ascom Confcommercio

Lento, faticoso, oneroso e non ultimo con gravi conseguenze per la salute pubblica è il percorso per il recupero della normalità in Campania, per quanto riguarda la crisi dei rifiuti. Ragion per cui sia la Confcommercio Nazionale, per mano del suo Vicepresidente Maurizio Maddaloni che il Presidente di Federalberghi Napoli hanno chiesto alle Istituzioni nazionali e agli Enti locali rispettivamente lo stato di calamità nazionale e il risarcimento dei danni subiti a causa dell’enorme perdita di afflusso turistico a Napoli e nell’intera Campania, ma sopratutto un’impegno straordinario oltre che per superare l’emergenza anche per rilanciare nel più breve tempo possibilie l’immagine della Regione.

Da parte sua anche l’Ascom Procida sta valutando la possibilità di agire per la tutela dei propri associati danneggiati due volte, sia per la situazione generale, sia per quella particolare che riguarda l’isola di Procida e il suo inadeguato ed inefficiente sistema di raccolta dei rifiuti che ci ha visto già operare una serrata nello scorso autunno.

Prevale comunque, in questo momento così drammatico l’esigenza di un profondo recupero del senso di Comunità, per cui l’Ascom Procida si è attivata presso il Comune attraverso una serie di proposte fatte nella commissione dedicata alla gestione dei rifiuti, volte ad una razionalizzazione e migliore impiego delle risorse degli utenti che pagano regolarmente, come per esempio l’affidamento ad una società di recupero crediti delle situazioni di morosità, l’imposizione di un minimo di “tassa rifiuti” anche per i proprietari non residenti delle imbarcazioni che superino una certa misura, come avviene in altri porti turistici d’Italia ed ha appogiato la proposta del vicesindaco Luigi Muro sulla destinazione dei cosiddetti rifiuti “verdi“, foglie, arbusti, rami e similari nell’ex discarica alla punta di Solchiaro, che opportunamente sistemati e trattati, consentirebbero un notevole risparmio, ed ancora il rilancio presso gli operatori commerciali della raccolta differenziata del cartone in particolare, per il quale tra l’altro ogni commerciante già paga il “Contributo CONAI“, su ogni fattura.

Soprattutto

sottolinea il Presidente Michelino

in una situazione così difficile e caotica, il nostro impegno è rivolto alla ricerca di soluzioni strutturali, sia nel nostro Comune , che nella Regione, allo stimolo per comportamenti virtuosi, al richiamo verso tutti, operatori, Istituzioni, cittadini a recuperare il senso della dignità personale e collettiva, dell’impegno continuo, e del senso di COMUNITA’ , per cui ognuno non si domandi più soltanto cosa deve fare lo Stato per me, ma cosa posso fare io per la COMUNITA’.

A questo si aggiunge inoltre anche la presa di posizione del Presidente dell’Ascom Napoli Antonio Pace, che in un intervista all’emittente televisiva TeleVomero insieme ad Eugenio Michelino, ha ribadito la massima solidarietà e impegno di tutta l’Associazione per i commercianti di Pianura e Quarto così pesantemente dannegiati in questo momento, mettendo a loro disposizione un’ assistenza legale già pronta ad agire per i danni derivanti da “calamità causata” e da parte sua Michelino ha espresso anche la solidarietà dell’Ascom Procida e il sostegno per le iniziative che vengano prese in questo frangente così delicato.

Qui di seguito riportiamo gli articoli tratti dal sito di Confcommercio sulle iniziativi prese.

L’emergenza rifiuti ha prodotto un danno agli albergatori in Campania stimato in circa 15 milioni di euro. E’ la cifra quantificata dalla Federalberghi che ha fatto notificare un ricorso, con risarcimento danni, “per le grosse perdite subite nel 2007” alla Regione Campania, alla Provincia e al Comune di Napoli, al Commissario straordinario di Governo e all’Asia. “Si è annullato in un anno quanto di positivo era stato creato intorno all’immagine turistica della nostra città – ha spiegato il presidente di Federalberghi Napoli, Pasquale Gentilee ricostruire il tutto adesso non sarà facile. Mi auguro innanzitutto che in pochi giorni il governo e le istituzioni locali adottino, senza ulteriori indugi, le soluzioni definitive per uscire dall’emergenza per poi con risorse idonee e straordinarie consentire alle imprese alberghiere di Napoli di ritornare ad una gestione ordinaria e serena“.

Confcommercio chiede lo stato di calamità per le pmi turistiche della regione

Stato di calamità per le imprese turistiche campane e fiscalizzazione degli oneri sociali per il 2008 per affrontare le conseguenze dell’emergenza rifiuti anche in vista dei prossimi appuntamenti con le borse internazionali del turismo in calendario nei primi mesi dell’anno“: questa la richiesta fatta al Governo dal vicepresidente di Confcommercio con delega al Mezzogiorno, Maurizio Maddaloni, di concerto con la Fiavet (Federazione degli agenti di viaggio) e adottata nel corso del Consiglio nazionale convocato a Roma in via d’urgenza.

Ad oggi – ha affermato Maddalonile cancellazioni negli alberghi sono quasi la totalità per il mese di gennaio e sono a rischio alcune migliaia di posti di lavoro nelle imprese turistiche. Da parte nostra siamo pronti a garantire la presenza degli operatori turistici campani in tutte le prossime Borse del turismo, a partire da metà gennaio a Vienna, fino a marzo a Berlino, passando per la Bit di Milano a febbraio, ma temiamo un clamoroso, quanto umiliante tracollo della nostra offerta anche perché non sono certi i tempi di soluzione della crisi. Inoltre il danno di immagine è talmente elevato che solo una massiccia campagna promozionale potrà riavviare un recupero di credibilità turistica per la Campania“. A questo proposito, Confcommercio sta già studiando un piano per rilanciare l’immagine internazionale della Campania e dell’intero Paese attraverso il coinvolgimento dei più grandi tour operator e della stampa mondiali.

Il rischio – ha concluso il vicepresidente di Confcommercio – è che i nostri piani restino nel cassetto se i responsabili del disastro ambientale non forniranno, nell’immediato, le più ampie garanzie di ripristino delle condizioni di normalità, avviando una seria e responsabile politica di programmazione per il ciclo dei rifiuti in Campania“.

Saldi invernali 2008 ai blocchi di partenza

Fonte: Confcommercio

E’ tutto pronto per i saldi invernali 2008: è ancora Napoli la prima città ad aprire, il 2 gennaio, “la caccia” allo sconto, seguita a ruota da Roma, Milano e Palermo che daranno il via agli acquisti scontati il 5 gennaio; Catanzaro e Campobasso, le ultime a partire, dovranno attendere invece il 15 del mese. Ogni famiglia spenderà poco più di 500 euro per abbigliamento e accessori facendo lievitare a quasi 6,5 miliardi di euro il valore dei saldi invernali 2008 (quasi 2 miliardi di euro in più dell’anno scorso) con un’incidenza del 18% sul fatturato del settore.

Per i saldi invernali 2008 le aspettative degli operatori del settore – dichiara Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia, l’Associazione nazionale di categoria aderente a Confcommercio – si prevedono moderatamente soddisfacenti, tenuto conto che potrà esserci un recupero di spesa per i prodotti di abbigliamento a fronte di un andamento delle vendite natalizie in generale scarso e concentrato, come in passato, su pezzi piccoli di basso prezzo, pelletteria compresa. Gli sconti potranno essere anche maggiori rispetto all’anno scorso partendo già da un 40%“.

Per il corretto acquisto degli articoli in saldo Confcommercio ricorda alcuni principi di base.

Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (artt. 128 e ss. del Codice del Consumo d.lgs. 6 settembre 2005 n. 206). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimesso alla discrezionalità del negoziante.

Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione.

Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Salve specifiche disposizioni regionali, è possibile porre in vendita capi non appartenenti alla stagione in corso.

Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

SALDI INVERNALI 2008  
Valore dei saldi invernali (miliardi di euro) 6,4
Incidenza % dei saldi invernali sul fatturato totale dell’anno 17,6
Numero delle famiglie italiane 23.907.410
Numero delle famiglie che acquistano prodotti a saldo 11.953.705
Acquisto medio di prodotti a saldo per famiglia (euro) 533
Numero medio componenti di una famiglia 2,5
Acquisto medio di prodotti a saldo per persona 213

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio