Ulteriori quesiti sul regime dei contribuenti minimi e marginali nella finanziaria 2008

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Prima dell’articolo volevamo esprimere il nostro ringraziamento per l’opera che il dott. Giorgio Di Dio, stimato professionista procidano, presta gratuitamente a favore della nostra associazione.

Questo blog, nato con lo scopo di fornire un’informazione prettamente specialistica ai nostri associati, grazie al suo contributo si è evoluto diventando un riferimento per chi in Italia abbia voglia di stare al passo con l’impetuoso susseguirsi di norme fiscali.

Grazie Giorgio!

Ascom Confcommercio Isola di Procida

Articolo a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

QUESITO N. 1

Svolgo l’attività di avvocato e da questa professione ho avuto nel 2007 ricavi inferiori ad € 30.000,00; contemporaneamente sono socio di una società agricola società semplice (il reddito viene determinato sulla base delle risultanze catastali).
Rientro nel regime dei contribuenti minimi o sono escluso in base all’art. 1 comma 99 lettera d della Finanziaria per il 2008?
Maurizio Calidari

RISPOSTA
La norma fa riferimento alle società di persone e associazioni professionali di cui all’art. 5 del TUIR. Le società semplici sono società di persone ex art. 5 del TUIR, per cui io propenderei per l’esclusione.

QUESITO N. 2

Ciao Giorgio,
ti ringrazio della pronta e chiara risposta.
Ti chiedo però una precisazione:
la non deducibilità delle spese (che nel mio caso sono piuttosto consistenti; ad es. spese per la partecipazione a fiere all’estero come stand, Hotel ecc.), può creare problemi ?.
Grazie in anticipo per la risposta.
Ciao,
William

RISPOSTA
A questa domanda non ho risposto perché non l’ho capita. E’ l’IVA che è indeducibile, non il costo. Le spese (fiere, stand, hotel ecc.) sono deducibili sia nel regime ordinario che nel nuovo regime per i contribuenti minimi e marginali. L’imposta sostitutiva del 20%, alla fine, va calcolata sull’utile,anche se determinato diversamente dal regime ordinario. Per quanto riguarda l’IVA, poi, non si deduce quella sulle spese, ma non si paga quella sui ricavi. Io direi, quindi, che questi tipi di spesa non dovrebbero creare problemi. Per quanto riguarda, poi, le spese che prima si ammortizzavano, ora non si ammortizzano più e si deducono interamente nel momento in cui vengono pagate.
Ciao

QUESITO N. 3

Sono un avvocato che ha acquistato un’auto nell’anno 2007 per un valore superiore a 15.000 euro intestandola al sottoscritto come professionista. Secondo lei posso comunque rientrare nei contribuenti minimi (non ho avuto compensi o ricavi superiori a 30.000 euro) se nella dichiarazione dei redditti 2008 non indicherò l’auto come costo deducibile?
Grazie.
Enrico

RISPOSTA
Penso che la cosa sia un po’ rischiosa. Se ha acquistato l’auto come professionista le è stata rilasciata la fattura con la sua partita IVA. In questo caso non può rientrare nel nuovo regime perché la norma fa riferimento agli acquisti effettuati e non all’eventuale deduzione dal reddito. Oltretutto i 15.000 euro si riferiscono agli acquisti effettuati negli anni 2005,2006, e 2007, per cui, se ce ne sono, deve considerare anche quelli.

QUESITO N. 4

Data l’impossibilita’ di detrarre l’IVA, come libero professionista la semplificazione fiscale mi sembra un non indifferente aumento di imposizione fiscale, fatti 2 conti:
– se si fatturano 24.000 Euro l’anno
– si hanno 8000 Euro di costi
– con l’IVA indetraibile si pagano 8000×0,2=1600 Euro di IVA in piu’
– con l’IRPEF al 20% su 16.000 Euro sono 3.200 Euro
– in totale 3.200 + 1.600 = 4.800 Euro di sole tasse da pagare piu’ partita IVA etc..
Per un reddito di 16.000 EURO e’ piu’ del 30% che é molto piu’ elevato di ora.
Paolo

RISPOSTA
L’Iva indetraibile sugli 8.000 euro va ad aumentare i costi per cui il 20% non va calcolato su 16.000, ma su 14.400 e l’imposta sostitutiva non è 3.200 ma 2.880. Nel regime ordinario L’Irpef netta su 16.000 è 2.862 cui bisogna aggiungere 254 di irap e 224 di addizionali. In più devi tener presente che non detrai l’iva sugli 8.000, ma non paghi neanche quella sui 24.000.

QUESITO N. 5

Salve, io svolgo la libera professione, sono iscritta alla cassa.
Se opto per il nuovo regime fiscale, come devo compilare le fatture? Si potrebbe avere un esempio, anche nel caso di ritenuta di acconto?
Grazie
Annamaria

RISPOSTA
Finalmente una domanda semplice. Mettiamo che devi fatturare 1.000,00 euro: la fattura è: imponibile 1.000,00- cassa 20 (non mi dici che cassa è, quindi ipotizziamo un 2%) – totale 1.020,00- ritenuta di acconto 200,00- netto a pagare 820,00.

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Quesito: Ancora sul regime dei Contribuenti Minimi e Marginali nella finanziaria 2008

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a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida. (scarica l’articolo in formato .pdf)

Rispondo cumulativamente ad alcuni quesiti.

QUESITO N. 1

Buongiorno
penso che io aderirò al nuovo regime fiscale per i marginali
ma la domanda che pongo è questa:
Quando compilo la fattura devo comunque considerare la R.A. oppure viene tolta l’IVA , la rivalsa INPS e LA RA?
es. di fattura normale.
corrispettivo 100
riv prev 4
tot 104
iva 20.80
tot fatt 124.8
-ra 20.8
tot 104
Voglio dire se non mi viene più applicata la ra e devo versare io il 20% significherà alzare il corrispettivo.
Grazie
TINO

QUESITO N. 2

Salve,
ammettiamo il caso che io non abbia costi, questo regime mi permette di guadagnare quancolsa in più rispetto a prima?
E per quanto riguarda l’IVA, la inserisco lo stesso in fattura e per me diventa imponibile oppure non la devo più considerare.
Per favore mi fa un esempio di fatturazione su un compenso di 1.000,00?
Grazie LAURA.

QUESITO N. 3

Buonasera.
Da quanto ho letto con la circolare n.73 dell’Agenzia delle Entrate non riesco a capire se i professionisti che applicano il nuovo regime devono continuare ad applicare la ritenuta d’acconto sulle fatture emesse.
Io credo che essendo soggetti ad un’imposta sostitutiva e non all’Irpef non debbano più applicare la ritenuta.Grazie per le risposte.
ERIKA

Erika ha ragione. Né la legge né la circolare escludono espressamente gli aderenti al nuovo regime dall’applicazione della ritenuta d’acconto e mi sembra davvero imperdonabile che l’Agenzia abbia chiarito cose che erano già chiare senza dare alcuna risposta ad un quesito che si pongono tutti.
Personalmente ritengo, però, che, trattandosi di redditi d’impresa e di lavoro autonomo soggetti ad imposta sostitutiva sul reddito delle persone fisiche , non concorrono alla formazione del reddito complessivo Irpef e, quindi non devono essere soggetti a ritenuta.
Ovviamente, poiché la ritenuta viene applicata da chi paga il compenso è ovvio che i contribuenti interessati debbano rilasciare al sostituto d’imposta un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i redditi cui le somme afferiscono, sono soggetti a imposta sostitutiva.

Per quanto riguarda il quesito di Timo ritengo che non debbano cambiare le regole previdenziali per cui la rivalsa del 4%, c’è sempre. Timo non ha chiarito, però, se è un professionista iscritto alla cassa, oppure un professioniste senza cassa e iscritto al regime inps sostitutivo.

Se è un professionista iscritto alla cassa l’esempio di fattura che ha fatto non è corretto. Infatti dovrebbe essere:

Corrispettivo

100,00

Ritenuta previdenziale

4,00

Imponibile

104,00

IVA

20,80

Totale

124,80

Ritenuta di acconto

20,00

Netto

104,80

Se è un professionista non iscritto alla cassa allora il suo esempio è corretto. La differenza è che nel primo caso la ritenuta previdenziale non concorre all’imponibile IRPEF e non è soggetta a ritenuta di acconto, mentre nel secondo caso concorre all’imponibile irpef ed è soggetta a ritenuta di acconto. In entrambi i casi ritenuta di acconto è solo un anticipazione di imposta che viene poi conguagliata nel modello unico e, assodata la differenza di imponibile null’altro cambia.

Nel nuovo regime io credo che l’imposta sostitutiva del 20% si applichi su 100 nel caso di professionisti con cassa e su 104 nel caso di professionisti senza cassa. Alla fine rimane la stessa differenza di imponibile.

Sul quesito di Laura, per quanto riguarda l’IVA in fattura la circolare 73/E ha gia risposto, specificando che sulla fattura bisogna indicare

operazione effettuata ai sensi dell’art.1 comma 100 della legge finanziaria per il 2008.

Per quanto riguarda l’esempio di fattura, nel caso di ricavi avremo solo i 1.000,00 euro, mentre nel caso di compensi avremo 1.000,00 più la ritenuta previdenziale. Su ogni fattura dovrà essere indicata la dicitura di cui sopra.
Si tenga presente che nel nuovo regime, sia per le imprese che per i lavoratori autonomi, si applica sempre il principio di cassa.

Per quanto riguarda la convenienza del nuovo regime bisogna valutare caso per caso, ma generalmente è conveniente. Ci sono dei casi, però, in cui non conviene, come quando si è in presenza di redditi molto bassi con un forte carico familiare.
In questo caso le detrazioni per familiare a carico ammortizzano completamente l’imposta, mentre scegliendo il nuovo regime si va a pagare, comunque, il 20%.

Proviamo comunque a fare un esempio senza considerare i carichi familiari. Se consideriamo ricavi o compensi per 25.000,00 e costi per 2.000,00 euro avremo:

  Regime Normale Nuovo Regime
Compensi 25.000,00 25.000,00
Costi 2.000,00 2.400,00
(l’IVA si aggiunge al costo)
Imponibile 23.000,00 22.600,00
INPS deducibile 1.700,00 1.700,00
Imponibile 21.300,00 20.900,00
IRPEF o imp.sostitutiva 5.151,00 4.180,00
Detrazione spettante 741,00  
     
Imposta netta dovuta 4.410,00 4.180,00
Addizionali 320,00  
     
Totale Imposte 4.730,00 4.180,00

Risparmio fiscale: 550,00

(per semplificare non sono state considerate l’IVA e l’IRAP).

Come si vede, generalmente il nuovo regime è conveniente già dal punto di vista finanziario, senza considerare poi, il non assoggettamento agli studi di settore e la semplificazione degli adempimenti.

Quesiti: precisazioni sulla trasmissione telematica degli elenchi clienti e fornitori

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

Rispondo cumulativamente ad alcuni interessanti quesiti posti sul sito.

QUESITO N. 1 di Patrizia

Leggo che, per l’anno 2006, sono esonerate dalla presentazione le ONLUS. Sul Memento Fiscale, nella categoria ONLUS, si ricomprendono anche le cooperative sociali di cui alla L. 381/91 mentre nell’elenco tassativo si fa riferimento solo alle ONLUS iscritte nell’apposito registro.
Come va interpretata la questione?
grazie.

RISPOSTA

Sono esonerati dalla presentazione per l’anno 2006:

  1. soggetti iscritti nei registri nazionali, regionali e provinciali delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni di volontariato;
  2. gli iscritti all’anagrafe delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS);

Le cooperative sociali di cui alla legge 381/1991 sono Onlus di diritto e come tali avrebbero ben diritto all’esonero al pari delle altre. Il mio parere è che il fatto di non averle citate nella legge 127 del 2007 sia solo una dimenticanza e che su questo specifico aspetto l’Agenzia delle Entrate dovrà necessariamente fornire chiarimenti.

QUESITO N. 2 di Betti Gian Luigi

Volevo gentilmente sapere se le associazioni sportive che emettono fattura sono soggette all’invio dell’elenco, dal momento che pagano l’iva trimestrale ma non fanno dichiarazione annuale.
Grazie

RISPOSTA

Il provvedimento sugli elenchi clienti e fornitori stabilisce che non debbono essere indicate negli elenchi, le “operazioni relative a fatture emesse … e ricevute per le quali non è prevista la registrazione ai fini IVA“. L’art.2, IV comma, della Legge 398/91, stabilisce che sia le fatture di vendita che quelle di acquisto debbono essere numerate e conservate, ma non registrate e, quindi tutte la fatture di vendita e di acquisto dei soggetti che hanno esercitato l’opzione per il regime di cui alla Legge 398/91, vanno solo numerate conservate, ma non registrate. In conclusione ritengo che, stando alla lettera della norma, le società ed associazioni sportive in regime 398 non dovranno presentare nè l’elenco clienti nè l’elenco fornitori.

QUESITO N. 3 di Silvia Mangano

Volevo cortesemente sapere se gli acquisti da fornitore di San Marino (con addebito di Iva) e le autofatture debbono essere inclusi.
Grazie

RISPOSTA

Sono escluse dagli elenchi clienti e fornitori le esportazioni di cui all’art. 8, comma 1, lett. a) e b) del D.P.R.n.633/72. Le cessioni di beni verso la Repubblica di S. Marino e la Città del Vaticano sono assimilate alle esportazioni ai sensi dell’art.71 del D.P.R. 633/1972. A mio avviso, quindi, dovrebbero essere esonerate dagli elenchi le operazioni sia di acquisto che di vendita con La Repubblica di San Marino. Il “dovrebbero” è d’obbligo perché anche qui occorrerebbe un chiarimento dell’Agenzia.

Quesito: alternativa tra fattura e ricevuta fiscale

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

QUESITO

Ringraziandovi per la cortese disponibilità, Vi chiedo se un artigiano è obbligato ad emettere ricevuta fiscale oppure quest’ultima è alternativa alla fattura e quindi può emettere solo la fattura?

Distinti Saluti

Giuseppe Tortorelli – Potenza (PZ)

RISPOSTA

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Quesito: detrazione del 36% e vendita immobile

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

QUESITO
Ho usufruito delle detrazioni del 36% per la ristrutturazione di un immobile e non è trascorso l’intero periodo per fruire interamente delle detrazioni. Adesso dovrei vendere l’immobile. Lo posso vendere? E in questo caso posso continuare ad usufruire delle detrazioni ancora mancanti?

S. S. D. G. Procida

RISPOSTA
Al riguardo cito la seguente normativa:

Legge 449/97 art. 1 comma 7

Circolare 57/E e 121/E del 1998.

Non vi è alcun dubbio che l’immobile possa essere venduto, non essendoci preclusioni di alcun genere, per cui la risposta alla prima domanda è senz’altro positiva.

La risposta, invece, è negativa per la seconda domanda in quanto l’articolo 1 comma 7, della legge 449/97 prevede che «in caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi di cui al comma 1, le detrazioni non utilizzate in tutto o in parte dal venditore spettano per i rimanenti periodi d’imposta di cui al comma 2 all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare».Tale concetto è ribadito dall’agenzia delle Entrate, nelle istruzioni alla «detrazione Irpef per spese di ristrutturazione». In tali istruzioni l’Agenzia ha specificato che «il diritto alla detrazione delle quote non utilizzate viene trasferito all’acquirente (solo se si tratta, però, di persona fisica) ». Quindi la detrazione passa all’acquirente solo se questi è una persona fisica. Se invece la cessione non è fatta ad una persona fisica ma ad una persona giuridica o a una società esercente attività commerciale, la detrazione non si trasferisce all’acquirente, ma, in ogni caso, decade in capo al venditore .

Quesito: Studi di Settore e comunione ereditaria

a cura di Giorgio Di Dio – Isola di Procida

QUESITO:

Salve ho un forte dubbio: sto compilando lo ST di una erede che in data 01.07.2006 ha deciso di continuare l’attività del de cuius, premetto che fino al 30.06.2006 si era costituita una comunione ereditaria:

  1. per la comunione ereditaria ho applicato l’esclusione dagli ST e compilato L’ine
  2. per l’erede applico gli ST inserendo il codice 3 “mera prosecuzione”

la mia domanda è (anche se può sembrare logica la risposta) i dati che inserisco tipo giornate di lavoro dipendenti e più importante i dati di bilancio, sono quelli che si riferiscono dal 01.07.2006 al 31.12.2006 vero?????

salvo compilare il quadro F dati di patrimonio per il complessivo anno

Cristina

RISPOSTA

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Quesito: Detrazione figli a carico coniugi separati

a cura di Giorgio Di Dio – Isola di Procida

QUESITO

Separazione tra coniugi i figli vengono affidati alla mamma con assegno di mantenimento a carico del papà. La mamma inserito la detrazione per i figli al 100%. L’ufficio ha rettificato il mod. 730 per la quota 50% detratta con la motivazione: Le detrazioni per i figli spettano al 50% perchè ne ha beneficiato il coniuge nella sua dichiarazione l’altra metà. A me sembra carente la motivazione in quanto l’ufficio, a cui è stato consegnato la copia della separazione, non fa menzione dell’atto di affidamento stabilito dal giudice. Inoltre il papà non partecipa alle spese mediche dei figli cosi come stabilito invece dalla sentenza di separazione ed a tale proposito ci sono giudizi in corso. Si può impugnare l’operato dell’ufficio? Quando non c’è possibilità di ripartizione “discrezionale” per ovvi motivi conflittuali?
Cordialmente

E. Panico

RISPOSTA

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Quesito: Studi di settore e cause di esclusione

a cura di Giorgio Di Dio – Isola di Procida.

QUESITO:

SOCIETÀ DI PERSONE TRASFORMATA NEL 2006 IN SRL: È OBBLIGATA AGLI STUDI DI SETTORE? GRAZIE

Emilio

RISPOSTA

La legge finanziaria 2007, ha confermato, tra le cause di esclusione dall’applicazione degli studi di settore, l’inizio o la cessazione dell’attività nel periodo d’imposta, ponendo però delle eccezioni.

Difatti ora, l’accertamento sulla base degli studi di settore si applica (e la clausola di esclusione non è valida):

  1. In caso di cessazione e inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione.
  2. Quando l’attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.

Riguardo a quest’ultima ipotesi la C.M. 22.5.2007, n. 31 ha chiarito:

Prosecuzione di un’attività preesistente svolta da un altro soggetto:

Non costituisce causa di esclusione dell’applicazione degli studi di settore la prosecuzione dell’attività da parte di un soggetto che rappresenti mera prosecuzione di un’attività svolta da un altro soggetto, come succede nel caso di acquisto o affitto d’azienda, successione o donazione d’azienda, operazioni di trasformazione , scissione e fusione d’azienda.

La circolare aggiunge che

in tutti i casi di “mera prosecuzione” il soggetto che cessa l’attività non sarà assoggettato all’applicazione degli studi di settore, poiché nei suoi confronti troverà applicazione la causa di esclusione relativa alla cessazione dell’attività nel corso del periodo d’imposta.

In considerazione di quanto espresso dalla circolare si ritiene che, nel caso del quesito, la S.r.l. risultante dalla trasformazione è tenuta ad applicare gli studi di settore, mentre non lo è la s.n.c.

Studio legale Solignani

Un nuovo amico ci raggiunge dalla blogosfera, si tratta dell’avv.Tiziano Solignani che ci segnala il sito del suo Studio Legale con sede a Vignola in provincia di Modena. Se avete dei quesiti di diritto commerciale od altro potete indirizzarli questo indirizzo, l’avv. Solignani risponderà direttamente sul suo blog, mentre se avete bisogno di consulenza legale “on line”, potete contattare direttamente lo studio a questo indirizzo.

Quesito: gli anni di ammortamento dell’auto dell’agente di commercio

a cura di Giorgio Di Dio – Isola di Procida

QUESITO

Sono un agente di commercio e ho acquistato l’auto nel 2006. L’ammortamento sarà in 3 o 5 anni?
Grazie

UMBERTO

RISPOSTA

Dal punto di vista fiscale le quote di ammortamento fiscalmente riconosciute devono essere determinate in misura non superiore ai coefficienti stabiliti con decreto del Ministero delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. (DM 31 dicembre 1988).

La tabella è suddivisa in gruppi e specie di attività produttive all’interno delle quali vengono individuati specifici coefficienti di ammortamento per le diverse tipologie di beni impiegati.

Per l’auto il coefficiente di ammortamento è del 25%. Si ammortizza, quindi in 4 anni che possono diventare cinque perché per il primo anno l’aliquota deve essere ridotta del 50%.

Nella normalità dei casi per primi 3 esercizi dall’entrata in funzione del bene l’imprenditore può aumentare la quota di ammortamento ordinario sino ad un massimo di 2 volte. Nel primo anno, applicandosi la riduzione al 50% del coefficiente ordinario di ammortamento l’ammortamento anticipato corrisponderà al coefficiente ordinario. L’ammortamento anticipato è tuttavia escluso per le autovetture degli agenti e rappresentanti di commercio. Nel caso di cui al quesito, quindi, con una percentuale del 25%, utilizzando l’ammortamento anticipato, si avrebbe una percentuale di ammortamento del 25% nel primo anno, del 50% nel secondo, e del 25% nel terzo. Quindi gli anni si ridurrebbero a tre, se fosse possibile applicare l’ammortamento anticipato. Ma, come già detto, per gli agenti e rappresentanti di commercio non è possibile, per cui gli anni sono cinque.