Crisi dei rifiuti: indagine Unioncamere Isnart sui danni al turismo

L’EMERGENZA AMBIENTALE IN CAMPANIA: INIZIATA NEL 2007 CON UN CALO DI PRESENZE DI CIRCA IL 5% E UNA PERDITA DI FATTURATO DI 64 MILIONI DI EURO,PEGGIORA NEL 2008 QUANDO BEN IL 75% DEGLI OPERATORI DICHIARA UN PEGGIORAMENTO DELLA SITUAZIONE RISPETTO AI PRIMI MESI DEL 2007.

L’emergenza ambientale ha determinato importanti ripercussioni che colpiscono il settore turistico, ma anche l’immagine complessiva della regione Campania. In sintesi sono stati evidenziati alcuni dei principali effetti.

Una maggiore instabilità del risultato economico d’esercizio delle imprese campane, registrato sia nel 2007 ma soprattutto nei primi mesi del 2008, che vedono un generale peggioramento della situazione. In particolare è la provincia di Caserta ad aver subito un rallentamento più evidente dell’andamento economico d’esercizio, seguita da Benevento.

Sono gli agriturismo, che fanno della integrità dell’ambiente naturale il loro punto di forza, ad averne risentito maggiormente, mentre le difficoltà dei ristoratori e degli albergatori sembrano emergere negli ultimi mesi. Tra le aree prodotto le città sono quelle che risentono maggiormente dell’emergenza ambientale, mentre le destinazioni balneari sembrano quelle meno toccate dalla crisi.

Considerando specificatamente l’andamento economico delle strutture ricettive, coinvolte nell’indagine, si stima che nell’anno 2007 si sia verificato un calo di circa 650 mila presenze. In termini economici tale fenomeno ha generato una perdita di fatturato di 64 milioni di euro per le imprese ricettive.

Una contrazione della domanda turistica. Oltre 12 milioni di italiani (circa un quarto della popolazione) dichiarano che l’emergenza rifiuti sta influenzando la scelta della Campania come destinazione di vacanza, e anche gli operatori confermano un calo evidente sia sul mercato italiano che su quello straniero (in particolare dalla Germania e dagli Stati Uniti).

Sul turismo organizzato internazionale le conseguenze più evidenti si sono manifestate con un certo ritardo. Infatti, nel 2007 il numero delle disdette è stato contenuto, ma sin dai primi mesi del 2008 si è registrato un calo rilevante delle vendite. Un altro dato significativo, confermato dagli operatori internazionali, è che il problema dei rifiuti ha inciso su tali variazioni non solo in Campania, ma è stato generalizzato a tutto il mercato nazionale, sebbene con effetti più contenuti.

Rispetto alle tipologie di vacanzieri, l’emergenza ambientale colpisce nettamente il segmento leisure e, invece, influisce di meno su quello business. Un’ influenza sull’immagine della Campania, che la grande maggioranza degli operatori ritiene decisamente danneggiata dall’emergenza rifiuti.

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Procida, la verità sulla SEPA: Analisi tecnica di un bilancio di esercizio

a cura di Giorgio Di Dio – isola di Procida

E’ ben difficile fare un’analisi tecnica del bilancio della.S.E.P.A. (Società Ecologica Procida Ambiente), soprattutto se l’analisi avviene dall’esterno e senza avere a disposizione la documentazione in possesso della società. Ho provato a farlo con il solo bilancio al 31/12/2005 nello scarno formato previsto dalla IV direttiva CEE, con la nota integrativa che non contiene dettagli sul conto economico, e con una paginetta e mezza della relazione degli amministratori e due paginette della relazione del collegio sindacale.

Il bilancio al 31/12/2005 l’ho prelevato dalla camera di commercio, quello al 31/12/2006 non l’ho trovato. Cominciamo col dire che il bilancio chiude con un utile al netto delle imposte di euro 3.271,00. Sull’utile avrei qualche osservazione da fare.

Nella relazione sulle gestione gli amministratori della SEPA asseriscono: “L’andamento reddituale dell’esercizio 2005 ha costretto la società a gestire le fasi dell’attività correnti in condizioni di serie difficoltà finanziarie dovute principalmente ad evasioni e morosità della tariffa Igiene Ambientale da parte dell’utenza per gli anni antecedenti il 2005 e per lo stesso 2005. Inoltre nel corso dell’anno si è accentuata la conflittualità di gruppi di cittadini con il conseguente coinvolgimento dell’azienda … Da tutto ne è scaturita una forte contrazione del pagamento della tariffa da parte dei cittadini ed il diffondersi di notizie errate e distorte che ha rafforzato ulteriormente il tasso di morosità e l’evasione del pagamento della T.I.A.“.

Ebbene simili affermazioni dovrebbero far concludere che, per il principio di prudenza che deve contraddistinguere il bilancio, i crediti dovrebbero essere, seppur in minima parte, svalutati. Ma in bilancio non è stata fatta alcuna svalutazione. D’altra parte i crediti in bilancio ammontano ad euro 5.684.744 e una svalutazione, anche solo dell’ 1%, avrebbe portato, anche al netto delle imposte correnti e anticipate, ad un quasi azzeramento del patrimonio netto, con conseguente obbligo di ricapitalizzazione immediata.

Altra cosa da osservare è che in bilancio non compaiono costi del personale. E’ ovvio che questi costi sono compresi tra i servizi perché, evidentemente, la SEPA non ha dipendenti propri ma ha dipendenti in prestito per i quali paga il costo del servizio ( questo, comunque, è un punto che non mi è chiaro perché non so come sono inquadrati di dipendenti all’interno della SEPA, ma la nota integrativa avrebbe dovuto chiarirlo). Nella nota integrativa, non essendo dettagliato il conto economico, non è possibile determinare il costo del personale in percentuale su totale dei costi, e viene, quindi, a mancare un indice di valutazione importantissimo. In ogni caso supponendo che i crediti siano tutti sicuramente esigibili, che siano stati controllati accuratamente, e che, quindi, non ci sia alcun bisogno di svalutarli, e considerando pure ininfluente l’esatta conoscenza dei costi del personale, procediamo all’analisi tecnica del bilancio così come è stato presentato.

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